La stagione della caccia si apre in Italia: cacciatori in calo, ma tensioni crescono sulla riforma

La stagione venatoria si apre in Italia con un calo dei cacciatori e un aumento delle tensioni sulla riforma.

La stagione venatoria 2026-2027 si è aperta ufficialmente il 20 settembre, con un dato che conferma un calo dei cacciatori italiani e un aumento delle tensioni sul fronte della riforma della legge 157 del 1992. Secondo i dati più aggiornati, i cacciatori registrati sono 429.484, un numero in netto calo rispetto ai circa due milioni degli anni Settanta. Il fenomeno, che riguarda lo 0,8% della popolazione italiana, si concentra in regioni come Toscana, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, mentre nelle aree urbane il fenomeno è meno diffuso.

La riforma e il dibattito giuridico

Quest’anno l’inizio della stagione venatoria si svolge in un clima di forte tensione politica e giuridica, con la discussione in corso alla Camera dei deputati sulla proposta di riforma della legge 157. L’associazione Wwf Italia ha espresso preoccupazione per le modifiche introdotte nell’articolo 18 della legge, che hanno ridotto la possibilità per le associazioni ambientaliste di impugnare in modo efficace i calendari venatori. La modifica potrebbe costituire una violazione della Costituzione e delle direttive europee.

Intervistato da Kodami, Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica del Wwf, ha spiegato come si sia di fronte a una vera e propria violazione della Costituzione e delle indicazioni dell’Europa. Aiello ha ricordato che quest’anno le organizzazioni non governative non hanno potuto presentare ricorsi al Tar per bloccare le pre-aperture, in contrasto con le direttive europee. Le Regioni hanno autorizzato la caccia in deroga, permettendo l’uccisione di specie protette.

Le pre-aperture e il rischio per la fauna

Le regole effettive e i calendari dipendono dalle singole Regioni, molte delle quali hanno autorizzato giornate di preapertura a inizio settembre per l’uccisione di specie protette come la cornacchia, la ghiandaia o il colombaccio. Il Wwf ha evidenziato come queste pre-aperture, nonostante la mancata sospensione da parte del Tar, possano danneggiare la fauna selvatica durante la nidificazione o la migrazione. Aiello ha sottolineato che la modifica dell’articolo 18 rappresenta un’anticipazione della ratio con cui verrà gestita la fauna se la riforma dovesse passare.

Parallelamente, l’allarme lanciato dalla Lipu riguarda il rinvio a novembre della discussione in Commissione Agricoltura alla Camera e il rischio di estromettere i criteri scientifici. Il ridimensionamento del ruolo dell’Ispra e l’allungamento dei tempi di caccia rischiano infatti di portare l’Italia verso una procedura d’infrazione europea, non rispettando i cicli biologici, le migrazioni e la riproduzione della fauna. La situazione è ulteriormente alimentata da un recente sondaggio Ipsos Doxa commissionato dalla Fondazione Capellino, il quale ha rivelato che tre italiani su quattro si dicono favorevoli ad abolire la caccia, a ridurla fortemente o a limitarla ai soli casi di emergenza. Questo dato conferma una crescente sensibilità verso la protezione della fauna selvatica e una maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente. Il numero di persone che hanno sottoscritto la petizione Stop caccia selvaggia supera il numero dei cacciatori registrati.

La stagione venatoria, pur essendo un appuntamento tradizionale, si svolge oggi in un contesto di forte dibattito e di tensioni tra chi difende la caccia e chi invece promuove la sua riduzione o l’abolizione. La sfida per il futuro della fauna selvatica e della tutela ambientale appare più che mai cruciale, con la necessità di un cambiamento di paradigma che tenga conto della biodiversità e della sicurezza di tutti i cittadini.