La caccia si espande: il ddl approvato al Senato entra in vigore in 16 regioni
Il ddl caccia approvato al Senato entra in vigore in 16 regioni, con modifiche dibattute e opposizioni forti.
La stagione della caccia è già nel vivo, sia nei boschi che in Parlamento. Il disegno di legge approvato al Senato lo scorso giugno, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, ha modificato radicalmente la legge precedente, la 157/1992, sostituendo il principio di “protezione” della fauna selvatica con quello di “gestione”, che vede la caccia come uno strumento utile. Questo cambiamento ha aperto la caccia ad aree demaniali, boschi pubblici, parchi e perfino spiagge, riducendo il ruolo vincolante dei pareri dell’Ispra sui calendari venatori. La stagione è già iniziata in 16 regioni, con un’accelerazione parlamentare che ha reso la caccia un tema di forte dibattito.
Le modifiche in discussione e il dibattito parlamentare
La commissione Agricoltura della Camera ha ripreso l’esame degli emendamenti al ddl caccia, già approvato dal Senato e ribattezzato “sparatutto” dalle associazioni ambientaliste. La maggioranza ha deciso di calendarizzare il provvedimento in Aula a novembre, senza attendere la conclusione dei lavori in commissione, un passo che ha suscitato preoccupazioni per una forzatura istituzionale. Sul tavolo restano oltre un milione di emendamenti, la stragrande maggioranza dei quali presentati dalle opposizioni come strumento ostruzionistico. Tra questi, alcuni portano la firma di due deputate della maggioranza, Rita Dalla Chiesa e Deborah Bergamini, che potrebbero apportare piccole migliorie al testo contestato.
La decisione di anticipare i tempi è vista come dettata da ragioni politiche e elettorali, con la fauna selvatica ridotta a strumento di consenso. Le associazioni come Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife e Wwf Italia denunciano un “gravissimo strappo democratico” su una riforma che tocca principi fondamentali della Costituzione. La fauna selvatica, già colpita da siccità, alluvioni e incendi, si trova in un contesto in cui il parere tecnico dell’Ispra pesa sempre meno, a favore di un ruolo crescente del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale.
Le proposte e i rischi per la fauna selvatica
Il nodo più delicato riguarda i richiami vivi: gli emendamenti di Forza Italia puntano a vietarne cattura e allevamento, ma solo a partire dal 2028, con deroghe regionali fino al 2030. Altre proposte includono la rimozione di alcune specie cacciabili, come allodola e pernice bianca, e l’introduzione di limiti sull’uso di strumenti ottici e optoelettronici. La stagione è già iniziata in 16 regioni, tra cui Abruzzo, Basilicata e Lombardia, con l’apertura anticipata della stagione venatoria.
La scelta di anticipare i tempi ha spinto le associazioni a chiedere un esame completo degli emendamenti e un confronto trasparente. La stagione è già iniziata in 16 regioni, con la quaglia tra le specie cacciabili, una specie la cui sopravvivenza è messa a rischio da bracconaggio e perdita di habitat. La scelta di anticipare i tempi è vista come una strategia politica, con la fauna selvatica ridotta a strumento di consenso. Le associazioni chiedono che il Parlamento eserciti pienamente le proprie prerogative, garantendo un esame completo e un dibattito aperto.
