Caldo e siccità non bastano: associazioni chiedono stop alla caccia anticipata
Preaperture della caccia in Italia suscitano proteste: associazioni ambientaliste temono impatto sugli animali in difficoltà.

Le preaperture della caccia, autorizzate in diverse regioni italiane a partire dal 2 settembre 2026, hanno riaccenduto il dibattito sulla tutela della fauna selvatica, già provata da caldo estremo, siccità, incendi e perdita degli habitat. Le associazioni ambientaliste, tra cui Lipu e WWF, hanno espresso preoccupazione per l’impatto di questa decisione su specie in uno stato di conservazione critico. La stagione venatoria non è ancora ufficialmente iniziata, ma le preaperture hanno suscitato proteste e richieste di sospensione, considerando le condizioni climatiche estreme che hanno colpito l’Italia nell’estate 2026.
Preaperture e rischi per la fauna
Le preaperture, previste dalla legge 157 del 1992, permettono ai cacciatori di iniziare l’attività prima dell’avvio generale della stagione. Secondo l’associazione Lipu, le preaperture autorizzate interessano complessivamente 14 specie, tra cui l’alzavola, una piccola anatra migratrice, e la quaglia, uccello tipico degli ambienti agricoli e aperti. Queste specie, già sottoposte a pressioni legate alla trasformazione del territorio, affrontano ulteriori sfide a causa del caldo estremo e della scarsità d’acqua. La fine dell’estate rappresenta una fase particolarmente complessica per molte specie selvatiche, con un aumento dello stress e una riduzione delle risorse alimentari disponibili.
La fauna selvatica è già indebolita da cambiamenti climatici e riduzione degli habitat. Le associazioni hanno sottolineato come la fauna sia già in uno stato di conservazione critico, con numerose popolazioni che devono affrontare difficoltà sempre maggiori per trovare acqua, cibo e luoghi adatti alla riproduzione. Per gli uccelli migratori, settembre coincide con l’inizio di un lungo e faticoso viaggio verso le aree di svernamento, e qualsiasi ulteriore elemento di disturbo può incidere sulla loro capacità di sopravvivenza.
Modifiche legislative e ruolo dell’ISPRA
Al centro della discussione c’è anche il ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che raccoglie dati e fornisce pareri scientifici sulla sostenibilità del prelievo venatorio. L’ente ha espresso preoccupazione per alcune modifiche proposte alla legge 157 del 1992, che potrebbero ridurre l’impatto dell’attività venatoria sulle specie in conservazione critica. Il provvedimento, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan e sostenuto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è all’esame della Commissione Agricoltura della Camera. Le modifiche potrebbero ridurre il peso delle valutazioni scientifiche. Le associazioni ambientaliste e organizzazioni scientifiche temono che tali modifiche possano facilitare l’estensione dei periodi e delle modalità di caccia, riducendo al tempo stesso il peso delle valutazioni formulate dagli organismi tecnici. «Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», ha dichiarato Dante Caserta, direttore degli Affari legali e istituzionali del WWF Italia.
La questione va ben oltre le singole giornate di preapertura: riguarda il modo in cui l’Italia intende gestire e proteggere la fauna selvatica in un momento storico segnato da profondi cambiamenti ambientali. Mentre prosegue il confronto politico sulla riforma, le preaperture sono ormai imminenti, e le associazioni continuano a monitorare l’evoluzione delle decisioni governative. La Lipu ha chiesto al Governo di sospendere le preaperture e di proclamare uno “stato di emergenza ambientale” per proteggere gli animali selvatici dagli effetti della crisi climatica.
