Credito al consumo a 178 miliardi: il peso sulle famiglie italiane

Il credito al consumo italiano supera i 178 miliardi, con un aumento del 4,9% nel 2026. Dati Cgia e Abi sull’indebitamento familiare e tassi di interesse.

Il credito al consumo in Italia ha superato quota 178 miliardi di euro, con un incremento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati della Cgia di Mestre, l’esposizione media per famiglia si attesta a 6.657 euro, un valore che riflette un aumento del 4,9% rispetto al 2025. Questo quadro si inserisce in un contesto di crescente ricorso al credito da parte delle famiglie, che negli ultimi nove anni hanno visto l’esposizione al consumo crescere del 62%, pari a circa 68 miliardi di euro in più.

Il credito al consumo: cosa significa per le famiglie

Il credito al consumo si riferisce a finanziamenti concessi da banche e società finanziarie alle famiglie per sostenere spese non legate all’acquisto della casa, come l’acquisto di auto, elettrodomestici, arredi, spese per studio o cure mediche, ma anche dilazioni di pagamento tramite carte di credito revolving o prestiti personali. Si tratta di debiti a breve o medio termine, distinti dai mutui immobiliari, che vanno ad aggiungersi al carico complessivo di rate a cui molti nuclei familiari devono far fronte ogni mese.

La crescita del credito al consumo si accompagna a un aumento del costo dei prestiti. L’incremento del costo del credito viene collegato alle fiammate inflazionistiche che hanno interessato l’Eurozona negli ultimi anni. La Banca centrale europea ha risposto a queste spinte inflazionistiche aumentando il tasso sui rifinanziamenti, che oggi si attesta al 2,65%. Quando il costo del denaro per le banche sale, gli istituti tendono a trasferire almeno in parte questo aumento sui tassi applicati a famiglie e imprese, facendo crescere il Taeg dei prestiti, in particolare di quelli più rischiosi e a breve termine come il credito al consumo.

Le regioni più esposte al credito al consumo

Guardando al dettaglio territoriale, la regione dove le famiglie risultano più esposte sui debiti a breve con banche e finanziarie è l’Umbria, con 7.514 euro per nucleo familiare, in crescita del 5,1% rispetto al 2024. Seguono la Toscana (7.399 euro, +5,6%) e la Sicilia (7.383 euro, +4,5%). Al contrario, il Trentino Alto Adige si colloca all’estremo opposto della classifica, con 3.824 euro per nucleo, in aumento del 5,7%. Questi dati mettono in evidenza come il ricorso al credito al consumo sia diffuso, ma con intensità differenti lungo la penisola.

A livello provinciale, la maggiore esposizione media si registra a Siracusa, dove ogni famiglia ha in media 8.437 euro di credito al consumo, in aumento del 4% rispetto al 2024. Subito dopo compaiono Massa-Carrara (8.373 euro, +5,8%), Lodi (8.280 euro, +6,5%) e Pistoia (8.168 euro). Le province meno esposte risultano invece Trento (4.524 euro, +5,9%), Sondrio (4.400 euro, +6,1%) e Bolzano (3.106 euro, +5,3).

Il debito complessivo delle famiglie include sia il credito al consumo che i mutui immobiliari. Il credito erogato dalle sole banche ammonta a 127 miliardi di euro. Se a questo importo si sommano i 447,5 miliardi di euro di mutui sottoscritti per l’acquisto di un’abitazione, che coinvolgono 3,8 milioni di famiglie, il debito complessivo sale a 612,6 miliardi di euro. Il mutuo immobiliare è un finanziamento di lungo periodo finalizzato all’acquisto di un immobile, che si distingue quindi dai prestiti più brevi tipici del credito al consumo, ma contribuisce in maniera rilevante alla struttura del debito delle famiglie.