Il Comune di Como propone dimezzamento Istituti Comprensivi, scuola chiede di ripensarci
Il Comune di Como ha annunciato un piano per dimezzare gli Istituti Comprensivi, ma una scuola chiede di valutare le conseguenze.
Il Comune di Como ha annunciato un piano di razionalizzazione scolastica che prevede il dimezzamento degli Istituti Comprensivi, riducendoli da 8 a 4. La decisione ha suscitato preoccupazioni e proteste, soprattutto da parte di una scuola dell’infanzia che teme gravi conseguenze per la sua attività e per la comunità locale. La scuola di via Zezio, considerata un modello educativo d’eccellenza, ha inviato una lettera formale al sindaco e all’Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche per chiedere un riesame della decisione.
Un modello educativo d’eccellenza in pericolo
La scuola dell’infanzia “G. Rodari” di via Zezio, parte dell’Istituto Comprensivo Como Centro Città, è vista come un esempio di continuità didattica e pedagogica. La sua organizzazione, integrata con il sistema educativo locale e con il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca, ha creato un ambiente di apprendimento unico. La lettera della referente di plesso, Silvia Malanchin, sottolinea come la chiusura o il trasferimento della scuola a un altro Istituto Comprensivo potrebbe compromettere questa continuità, non solo per gli alunni, ma anche per i docenti e per la comunità.
La scuola non è solo un contenitore di aule, ma un modello educativo innovativo. Cambiare istituto significherebbe impoverire e smantellare un patrimonio didattico, umano e professionale costruito in anni di lavoro. L’eventuale realizzazione della proposta di dimensionamento attiverebbe infatti un complesso meccanismo di mobilità, destinato a modificare l’assetto lavorativo dell’intero corpo docente dell’infanzia in servizio nell’istituto comprensivo.
Conseguenze concrete per la comunità e per i docenti
La decisione del Comune potrebbe portare a una serie di conseguenze gravi. La chiusura di un plesso comporterebbe una ristrutturazione delle posizioni lavorative dei docenti, con il rischio di tagli di cattedre e spostamenti forzati. Inoltre, la perdita della continuità didattica tra nido e scuola dell’infanzia potrebbe danneggiare il progetto educativo che ha visto la collaborazione tra l’asilo nido “Girotondo” e la scuola di via Zezio. La lettera sottolinea come questa collaborazione è fondamentale per garantire un percorso di crescita armonioso e di alta qualità per i bambini.
La proprietà dei beni della scuola è un aspetto cruciale. Molti spazi e materiali sono stati acquistati grazie a fondi Pnrr e donazioni dei genitori, in base a progetti strutturati come quelli con il centro Loris Malaguzzi di Reggio Children. In caso di trasferimento, questi beni dovrebbero essere spostati altrove, causando la distruzione di un lavoro di eccellenza costruito con anni di dedizione. La lettera della referente di plesso sottolinea che il Comune, pur avendo il diritto di organizzare la rete scolastica, deve farlo in conformità con le leggi regionali e locali. La decisione di sradicare un plesso come quello di via Zezio, che risponde pienamente alla domanda delle famiglie e offre continuità formativa, viola il principio di rispondenza territoriale. La scuola chiede quindi un riesame formale della proposta, per garantire che la scuola rimanga parte dell’Istituto Comprensivo Como Centro Città.
Il Comune di Como ha annunciato che la decisione è parte di un piano approvato nell’ottobre 2025, che prevede anche la chiusura di diverse scuole. Tuttavia, la lettera della scuola di via Zezio mette in luce i rischi concreti per la comunità e per la qualità dell’offerta educativa. Ora si attende la risposta del Comune, che dovrà valutare se la sua scelta rispetti le esigenze reali del territorio e le normative vigenti.
