Alessandro Impagnatiello: per i giudici non voleva ucciderla, ma farla abortire

La Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma ergastolo a Impagnatiello, ma non riconosce la premeditazione. L’uomo avrebbe voluto indurre la fidanzata incinta all’aborto.

Alessandro Impagnatiello: per i giudici non voleva ucciderla, ma farla abortire
Alessandro Impagnatiello: per i giudici non voleva ucciderla, ma farla abortire

Alessandro Impagnatiello, 32 anni, ex barman residente a Senago, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, 29enne incinta al settimo mese. La Corte d’Assise d’Appello di Milano, nel confermare la sentenza, ha però sottolineato che non vi sono prove sufficienti per retrodatare il proposito omicida rispetto al giorno in cui l’uomo ha ucciso la donna. Secondo i giudici, l’atto non sarebbe stato premeditato, ma piuttosto una reazione a un conflitto personale e professionale.

Un aborto spontaneo, non un omicidio

Nei mesi precedenti il femminicidio, Impagnatiello aveva somministrato alla fidanzata un topicida, definito dagli stessi giudici come “drastica soluzione”. Tuttavia, questa azione non sarebbe stata intesa come un mezzo per causare la morte, ma per indurre un aborto spontaneo. Il giovane barman, da quanto si apprende, considerava il figlio in arrivo – che non desiderava affatto – un problema. Una sorta di impedimento non solo per la sua vita privata, ma anche per la sua professione.

La motivazione dell’omicidio non era premeditata

Secondo le motivazioni della sentenza, il 32enne non avrebbe premeditato l’uccisione di Giulia Tramontano. Il processo in primo grado, che si è concluso il 25 giugno 2024, aveva già stabilito che l’aggressione non era premeditata, ma piuttosto una reazione a un conflitto interiore. L’uomo, infatti, aveva lasciato improvvisamente il lavoro al bar del prestigioso Armani Hotel di Milano per evitare di incontrare la compagna e l’amante. L’idea di ucciderla, come riferito da TgCom 24, è insorta quando ha realizzato di non riuscire a dissuaderla dall’incontrarsi proprio al bar, un posto di lavoro considerato prezioso.

Le indagini e la confessione

Domenica 28 maggio 2023, Alessandro Impagnatiello ha denunciato ai carabinieri la scomparsa della fidanzata convivente Giulia Tramontano. I familiari della donna non avevano mai creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario, e presto sono emerse informazioni che la ragazza aveva scoperto la doppia vita del compagno. Nell’automobile del 32enne sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili a Giulia Tramontano, e pochi giorni dopo, nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno, l’uomo ha confessato di averla uccisa.

La Corte d’Assise d’Appello ha ritenuto irrilevante conoscere le azioni compiute da Impagnatiello nelle due ore di attesa prima del delitto. Per contestare la “premeditazione”, i giudici hanno sottolineato che è solo ciò che albergava nell’animo del 32enne in quel lasso temporale che conta. Giulia Tramontano, si legge nella sentenza, non poteva sapere e nessuno poteva metterla in guardia, in quanto “la sua condanna a morte era ormai stata decretata”.