Transizione energetica globale potrebbe causare conflitti e migrazioni, avvertono esperti
La transizione energetica globale potrebbe causare conflitti e migrazioni, avvertono esperti

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La transizione globale verso fonti di energia alternative potrebbe portare a conflitti e migrazioni su larga scala, avvertono esperti. La ricerca indica che, se i governi non agiranno tempestivamente per supportare i paesi più colpiti, come Nigeria e Algeria, si potrebbero verificare crisi economiche, instabilità sociale e spostamenti di popolazione. L’analisi, condotta da un think tank, mette in luce i rischi derivanti dal calo della domanda di petrolio e dall’incapacità di molti paesi di diversificare le loro economie.
Conflitti e migrazioni in vista
La transizione energetica, se non gestita con attenzione, potrebbe generare una serie di crisi nazionali che si trasformeranno in problemi di sicurezza. Secondo i ricercatori, paesi come Algeria, Nigeria, Iraq e Libia saranno particolarmente colpiti, a causa della loro dipendenza dal petrolio per finanziare servizi pubblici e infrastrutture. La riduzione del reddito derivante dal petrolio, prevista a partire dal 2030, potrebbe destabilizzare le società e portare a tensioni interne e migratorie.
La transizione non può essere rallentata, ha dichiarato Maria Pastukhova, coautrice dello studio. “Una transizione lenta ma caotica può essere altrettanto destabilizzante, forse anche di più, di una transizione rapida.” La ricerca sottolinea che i paesi con costi di produzione elevati, come il Nord della costa del Mare del Nord, saranno i primi a sentirne gli effetti. Inoltre, la transizione diventa più rischiosa quando i produttori di petrolio non riescono a adattarsi autonomamente e i mercati non vengono gestiti in modo coordinato.
La domanda di petrolio in calo
La domanda globale di petrolio è in calo, in parte a causa dell’aumento dell’energia rinnovabile e dell’effetto della guerra in Iran, che ha ridotto l’offerta e innalzato i prezzi. Questo ha causato inflazione e instabilità politica in diversi paesi. Molti produttori cercheranno di mantenere i loro redditi per quanto possibile, ma i paesi con risorse abbondanti, come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, saranno in grado di competere meglio. La situazione in Venezuela, dove la crisi economica e la dipendenza dal petrolio hanno portato a una destabilizzazione, dovrebbe servire da monito.
Per mitigare i rischi, è necessario un coordinamento tra organizzazioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e il settore privato. I governi devono integrare l’adattamento al cambiamento climatico nella loro politica estera e di sicurezza, non solo come parte della politica di sviluppo o del clima. La transizione energetica non può essere affrontata in modo isolato, ma richiede una collaborazione globale per evitare conseguenze gravi. La transizione richiede un approccio globale, ha aggiunto Pastukova. “Molti degli strumenti necessari esistono già, ma sono dispersi in diverse politiche separate che devono funzionare insieme.” La ricerca sottolinea che i paesi con redditi dipendenti dal petrolio, come Algeria e Nigeria, dovranno affrontare un calo del 60% e del 87% rispettivamente, con gravi conseguenze per la stabilità sociale e politica.
