Strage di Erba, i giudici: nessuna prova nuova può scagionare Rosa Bazzi e Olindo Romano
I giudici della Corte d’appello di Brescia respingono le istanze di revisione per la strage di Erba, affermando che non esistono prove nuove in grado di scagionare i coniugi condannati all’ergastolo.

La Corte d’appello di Brescia ha respinto le istanze di revisione del processo per la strage di Erba, affermando che non esiste alcuna prova nuova in grado di scagionare Rosa Bazzi e Olindo Romano, condannati all’ergastolo per l’omicidio di cinque persone avvenuto il 12 dicembre 2006. I giudici hanno sottolineato che le prove presentate non soddisfano i requisiti di novità e affidabilità necessari per modificare il verdetto. Le istanze, presentate da tre soggetti – il pg di Milano Cuno Tarfusser, il tutore degli imputati e i coniugi stessi – sono state ritenute inammissibili, con l’unico motivo comune: la mancanza di novità e la non idoneità a ribaltare la sentenza.
Prove non nuove e testimonianze non attendibili
I giudici hanno analizzato punto per punto le 18 sedicenti nuove prove sottoposte, tra cui consulenze psichiatriche, interviste televisive, trascrizioni di intercettazioni e testimonianze. Hanno chiarito che le interviste, in particolare quelle del programma Le Iene, non possono considerarsi prove ammissibili in sede processuale. “La natura di documento dei supporti cartacei e audiovisivi di tali interviste non vale, ad avviso della Corte, a conferire loro il rango di prova ammissibile in sede processuale”, hanno spiegato. Inoltre, i magistrati hanno sottolineato che i soggetti intervistati non sono obbligati a dire la verità e possono essere suggestionati, rendendo le loro dichiarazioni non attendibili.
La traccia di sangue e la testimonianza di Mario Frigerio
Una delle prove contestate era la rilevazione della traccia di sangue di Valeria Cherubini sul battitacco della macchina degli imputati. I giudici hanno sottolineato che la scarsa maestria del brigadiere Fadda nel fotografare le tracce non incide sul valore della traccia ematica, che è già stata esaminata in precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la testimonianza di Mario Frigerio, sopravvissuto allo sgozzamento, è stata considerata attendibile nonostante le sue dichiarazioni iniziali. I magistrati hanno sottolineato che la sua ricostruzione dell’aggressione è coerente con quelle degli imputati e non è stata influenzata da suggestioni esterne.
Le confessioni spontanee dei coniugi, pur contestate, sono state ritenute genuine e non contestate per mesi. I giudici hanno osservato che le discrasie su alcuni dettagli non inficiano la genuinità delle confessioni, che sono state registrate integralmente e non contestate. Inoltre, le consulenze mediche e legali presentate non hanno fornito nuove informazioni in grado di modificare il quadro probatorio esistente.
Un quadro probatorio solido e inammissibili le congetture
I giudici hanno concluso che le istanze di revisione si basano su congetture e dati frammentari, non su prove nuove in grado di ribaltare la sentenza. “Ai frammentari dati su cui si concentra l’istanza di revisione si contrappone, d’altro canto, un quadro probatorio solido e univoco”, hanno scritto. Tra le prove già esaminate ci sono la traccia ematica di Valeria Cherubini, la testimonianza di Mario Frigerio e le confessioni degli imputati. I magistrati hanno anche sottolineato che le altre prove, come le annotazioni sulla Bibbia e la lettera a padre Bassano, convergono in un unico quadro che conferma la responsabilità penale dei coniugi.
L’avvocato Fabio Schembri, che rappresenta la difesa, ha annunciato che i coniugi intendono ricorrere in Cassazione per vizi di legittimità e procedurali. “Non offriamo prove, ma elementi di prova”, ha sottolineato Schembri, evidenziando che le prove si costruiscono nel processo, non fuori da esso. La difesa ha anche criticato la mancanza di un processo vero, con udienze e testimonianze, e ha espresso la convinzione che la sentenza possa essere impugnata in Cassazione.
