Settembre decisivo per la legge elettorale, il voto al Senato incrocia la crisi interna della Lega

Settembre rischia di diventare cruciale per la legge elettorale, con il voto al Senato che si scontra con la crisi interna della Lega.

Senatori e leader politici discutono la legge elettorale mentre la Lega affronta tensioni interne
Senatori e leader politici discutono la legge elettorale mentre la Lega affronta tensioni interne

Settembre si presenta come un mese cruciale per la legge elettorale, con il voto al Senato che si incrocia con la crisi interna della Lega. Il calendario di Palazzo Madama si sovrappone a quello della resa dei conti leghista, con l’esame degli emendamenti che inizia il 2 settembre e la “pre-Pontida” leghista prevista per l’8 e il 9. Il tema non riguarda soltanto i tre senatori della commissione, ma coinvolge anche la gestione del partito e la sua capacità di ricompattarsi. Il rischio è che il dibattito sulla legge elettorale diventi un terreno per misurare la tenuta di Matteo Salvini sulle sue truppe parlamentari.

La Lega si prepara alla resa dei conti

La Lega, in particolare il Nord, si prepara alla resa dei conti con Matteo Salvini, con l’appuntamento fissato per il 20 settembre. Il capogruppo al Senato e segretario lombardo, Romeo, ha espresso la necessità di trovare una soluzione prima del raduno sul pratone. «Noi la proposta a Salvini l’abbiamo fatta, stiamo aspettando che la colga», ha spiegato Romeo, chiedendo una soluzione che possa evitare la frattura interna. La crisi interna potrebbe influire anche sul voto sulla legge elettorale, con il rischio di un’ulteriore tensione tra i gruppi di governo.

La Lega di Stefani in Veneto prepara un blitz sull’Autonomia differenziata. Il tema non riguarda soltanto i tre senatori della commissione, ma anche la gestione delle preferenze e la distribuzione dei seggi. Sulle preferenze restano i dubbi degli azzurri, con l’emendamento del 14 luglio bocciato a scrutinio segreto per un solo voto. Gli sherpa del centrodestra hanno raggiunto un’intesa di massima per tradurre entro il 1° settembre una proposta unitaria, ma restano aperti i nodi dell’alternanza di genere e la scelta dei capilista.

Le tensioni interne e il rischio di un’altra crisi

Le tensioni interne alla Lega potrebbero influire anche sul voto sulla legge elettorale, con il rischio di un’altra crisi. Il tema non riguarda soltanto i tre senatori della commissione, ma anche la gestione del partito e la sua capacità di ricompattarsi. Il rischio è che il dibattito sulla legge elettorale diventi un terreno per misurare la tenuta di Matteo Salvini sulle sue truppe parlamentari. La Lega di Stefani, in Veneto, prepara il blitz sull’Autonomia differenziata per battere le altre regioni del Nord, con un’attenzione particolare alla Lombardia.

La legge elettorale si trasformerebbe nel terreno sul quale misurare pubblicamente la tenuta di Salvini. In Aula la maggioranza resta ampia, con FdI che conta 63 senatori, la Lega 29, Forza Italia 20 e il gruppo di Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati 8. Qualche voto in libera uscita non sarebbe sufficiente, da solo, ad affossare il ddl. Ma dopo quanto accaduto alla Camera sulle preferenze, anche un segnale di insofferenza diventerebbe un rischio.