La rivolta dei caregiver a Crotone: «Mia madre non è uno spreco»

I caregiver di Crotone denunciano tagli improvvisi e declassamenti ingiustificati nell’assistenza domiciliare. La situazione si fa dramma.

La rivolta dei caregiver a Crotone si fa sempre più drammatica, con testimonianze che mettono in luce una situazione di grave criticità nell’assistenza domiciliare integrata (Adi). La madre di Marzia Collia, una delle caregiver coinvolte, è stata declassata da un livello di assistenza completa a un semplice prelievo, nonostante la sua condizione di salute estremamente fragile. La donna, 89 anni, soffre di Parkinson avanzato, è allettata e ha crisi respiratorie ricorrenti. Per lei, l’assistenza non è un lusso, ma una condizione vitale. «Mia madre non è uno spreco», dice Marzia, con voce piena di rabbia e dolore.

Tagli improvvisi e declassamenti ingiustificati

La situazione si è aggravata quando l’Asp ha interrotto l’assistenza senza alcun preavviso, riducendo drasticamente le prestazioni. «Dell’Asp non abbiamo visto nessuno: solo la struttura accreditata ci sostiene», racconta la caregiver. La madre di Marzia, che prima aveva accesso a infermieri, fisioterapia e cure mediche in qualsiasi momento, è ora costretta a vivere con un’unica prestazione: il prelievo endovenoso o intramuscolare. «Non è un quadro clinico stabile», spiega Marzia. «Oggi sta così, domani ha una crisi: non è un caso isolato, è una situazione di emergenza».

La risposta dell’Asp non convince le famiglie

La caregiver sottolinea che, per lei, non importa se l’assistenza viene fornita da un privato o da un ente pubblico, purché sia garantita ed efficiente. «Quando il dg dice “provvederemo noi”, non dice la verità», replica Marzia. «L’Asp non ha continuato nulla. L’unica briciolo di servizio, nonostante il budget esaurito, continua a garantirmelo la San Dionigi, pur avendo dovuto ridurre drasticamente tutto». La situazione si complica ulteriormente con l’analisi dei fondi PNRR e del fabbisogno assistenziale.

La mobilitazione e la richiesta di intervento istituzionale

La testimonianza di Marzia non è un caso isolato, ma parte di un movimento crescente tra caregiver e famiglie che denunciano tagli improvvisi e declassamenti ingiustificati. L’associazione “Il buon samaritano della Magna Grecia” ha avviato una mappatura delle situazioni e ha raccolto le schede cliniche e i verbali di circa 600 pazienti fragili colpiti dalle sospensioni. L’associazione ha formalmente richiesto al prefetto di Crotone di convocare un tavolo istituzionale per verificare la reale copertura dei livelli essenziali di assistenza e bloccare i provvedimenti di sospensione. «La vita e la salute di nostra madre non sono uno spreco», conclude Marzia.

Le risorse disponibili coprono solo il 30% del fabbisogno

L’avvocato Roberto Previte, per conto di Uneba Calabria, ha inviato una diffida ai vertici dell’Asp e al Comando provinciale della Guardia di Finanza. Secondo i dati, le risorse disponibili coprono solo il 30% del fabbisogno assistenziale. «Non raggiungiamo neppure il 30% del fabbisogno assistenziale che dovrebbe essere garantito nel nostro territorio», ha scritto l’avvocato. La situazione è drammatica, e le famiglie non hanno alternative: devono difendere i loro diritti con la forza delle loro testimonianze.