Una ragazza cade da cavallo senza casco, il risarcimento è di 618mila euro
Una ragazza di 13 anni cade da cavallo senza casco, il risarcimento è di 618mila euro.

Una ragazza di 13 anni ha subito un grave trauma cranico durante una passeggiata a cavallo nel 2016, senza che le fosse fornito un casco protettivo. Dopo una lunga battaglia legale, il giudice ha stabilito un risarcimento di 618mila euro, con 558mila euro destinati alla ragazza e 30mila ai genitori. L’incidente, avvenuto al centro ippico Scuderia Soldier di Boffalora Sopra Ticino, ha causato danni fisici e psicologici duraturi, con conseguenze che hanno impedito alla ragazza di sostenere l’esame di terza media.
La responsabilità attribuita al padre e al centro ippico
Il centro ippico, in persona della presidente, si è costituito in giudizio, attribuendo la responsabilità “esclusiva o in subordine concorsuale” al padre dell’adolescente. Secondo la versione fornita, il padre avrebbe insistito per iniziare in fretta la passeggiata, affidandosi a un uomo che era in realtà un semplice cliente. Inoltre, non avrebbe richiamato la figlia, che si allontanava procedendo in testa al gruppo. Tuttavia, il giudice Grazia Fedele ha sconfessato questa tesi, sottolineando che la mancata fornitura del casco protettivo era un onere di chi organizzava la passeggiata.
Non è contestato che la passeggiata si sia svolta senza che alla minorenne sia stato fatto indossare il casco o altre protezioni, che sarebbe stato onere di chi organizzava la passeggiata fornire. Il giudice ha chiarito che la responsabilità non poteva essere attribuita esclusivamente al padre, ma si è concentrato sulla mancata fornitura del casco protettivo come causa principale del danno.
Le conseguenze fisiche e psicologiche dell’incidente
La ragazza è stata disarcionata da un cavallo che ha iniziato a galoppare verso le stalle, causando un grave trauma cranico. I medici hanno diagnosticato fratture, ematomi e una compromissione irreversibile dell’udito. La ragazza è rimasta in ospedale per diversi mesi, con una degenza prolungata che le ha impedito di sostenere l’esame di terza media, costringendola a ripetere l’anno. I postumi dell’incidente non sono scomparsi, con fitte alla testa e una ridotta capacità lavorativa. La mancata fornitura del casco protettivo è stata la causa principale del danno, con conseguenze permanenti sulla salute fisica e psicologica della ragazza. La legale della famiglia, Gabriela Giunzioni, ha commentato: “È stato un percorso tormentato, ma abbiamo finalmente messo un punto a questa storia”.
Il giudice ha valutato il danno causato da una malattia traumatica, che ha comportato un periodo di inabilità di 130 giorni. La ragazza ha subito una menomazione dell’integrità psico-fisica pari al 48%, con un impatto sulle future capacità lavorativo-reddituali. Il risarcimento totale è stato stabilito a 618mila euro, con 558mila euro destinati alla ragazza e 30mila ai genitori per “lesione del rapporto parentale”. La sentenza ha riconosciuto la sussistenza del nesso causale tra la condotta dell’animale e l’evento lesivo, non scalfito da una versione alternativa priva di supporto probatorio.
