Pescara: due milioni per viale Primo Vere, ma sosta e sicurezza restano nodi irrisolti
Pescara: due milioni per viale Primo Vere, ma sosta e sicurezza restano nodi irrisolti

Un progetto da due milioni per viale Primo Vere, ma i dettagli mancano
Il Comune di Pescara ha annunciato un progetto da due milioni di euro per la riqualificazione di viale Primo Vere, nel tratto compreso tra via Celommi e il confine con il comune di Francavilla. L’obiettivo è migliorare l’ordine e la sicurezza di una delle arterie più frequentate della riviera sud. Tuttavia, un’analisi tecnica ha evidenziato alcune lacune che potrebbero compromettere l’efficacia del piano. L’esperto Giancarlo Odoardi, promotore di mobilità ciclistica, ha sottolineato che la gestione della sosta, la larghezza degli spazi per pedoni e ciclisti e la sicurezza degli attraversamenti restano irrisolte.
La carreggiata e la sosta automobilistica occupano oltre 9 dei 23 metri complessivi della sezione stradale. Il marciapiede lato monte misura tra 7 e 8 metri, mentre la fascia spartitraffico è di circa 1,50 metri. La pista ciclabile e il percorso pedonale lato mare occupano poco più di 5 metri. Il progetto prevede di ricondurre la sosta delle auto alla sola carreggiata, di ricostruire e rialzare la pista ciclabile e di rendere più sicuri gli attraversamenti principali. Sono previste anche nuove alberature e la sistemazione degli accessi alla spiaggia.
La sosta delle due ruote non è ancora definita
La relazione tecnica prevede sul marciapiede lato monte «solo spazi per la sosta di biciclette e motoveicoli», senza però indicarne numero, dimensioni, posizione e modalità di accesso. Odoardi ha sottolineato che se moto e scooter devono salire sul marciapiede, occorre stabilire da dove potranno farlo e quale larghezza libera e continua resterà ai pedoni. Il rischio, secondo l’esperto, è «di togliere le automobili senza restituire davvero il marciapiede alla sua funzione, sostituendo una sosta invasiva con un’altra meno ingombrante ma comunque capace di interferire con chi cammina».
Le lacune sono confermate anche dagli atti interni del Comune. Il servizio edilizia produttiva e demanio marittimo ha chiesto di definire le competenze relative alle rastrelliere e di chiarire l’eventuale presenza di punti di ricarica per le biciclette elettriche. A riprova, la consistenza, collocazione e gestione della sosta ciclabile non risultano ancora definite. Il progetto, pur promettente, non risolve i conflitti tra pedoni, ciclisti e automobilisti.
La ciclovia Adriatica ridotta al minimo
Sul lato mare passa un tratto della ciclovia Adriatica–Bike to Coast, direttrice ciclabile urbana, regionale e turistica. Da progetto, la sua larghezza dovrebbe rimanere di circa 2,50 metri: il minimo stabilito dal D.M. 557/1999 per una pista bidirezionale, riducibile solo in casi particolari e per brevi tratti. Il problema, sottolinea Odoardi, è la promiscuità reale tra ciclisti e pedoni in un contesto con spiagge, stabilimenti, cinque accessi alla pineta e una frequentazione estiva molto intensa.
«Non basta sapere che la pista misurerà 2,50 metri», scrive l’esperto. «Occorre conoscere anche la larghezza pedonale netta, verificare che rimanga continua e impedire che venga nuovamente occupata dalle soste». Altrimenti, conclude, «si spenderanno due milioni di euro per ricostruire una ciclovia sovralocale secondo la misura minima, lasciando sostanzialmente irrisolti i conflitti attuali».
La strada diventa una barriera per i ciclisti
Spostare tutta la sosta delle due ruote sul lato monte significa trasformare la carreggiata in una discontinuità per chi arriva in scooter o in bicicletta e vuole raggiungere la spiaggia. Ogni veicolo parcheggiato genera almeno due attraversamenti. Cento scooter significano almeno duecento attraversamenti, distribuiti lungo 230 metri in relazione con i cinque accessi al mare. Il progetto prevede alcuni attraversamenti rialzati, ma Odoardi ritiene che non basti: «Se tutta la sosta delle due ruote viene trasferita lato monte, non basta mettere in sicurezza pochi punti: bisogna moderare la velocità lungo l’intero tratto».
Serve, secondo l’esperto, «una zona 30 effettiva, non affidata alla sola segnaletica, sostenuta da piattaforme rialzate e da una geometria stradale capace di indurre realmente a rallentare». In assenza di queste misure, il rischio è che la sosta informale torni negli spazi appena riqualificati.
Cosa manca prima del progetto esecutivo
Prima che si arrivi al progetto esecutivo, Odoardi indica le informazioni ancora assenti: la larghezza netta e continua riservata ai pedoni sui due lati; il numero, le
