Permafrost in rapido disgelo, emissioni di carbonio potrebbero aumentare del 202%. Gli esperti spiegano i rischi

Il permafrost si scioglie più velocemente, aumentando le emissioni di gas serra. Gli esperti spiegano i rischi per il clima.

Terreni ghiacciati in rapida scomparsa, emissioni di gas serra crescenti, esperti analizzano i rischi climatici
Terreni ghiacciati in rapida scomparsa, emissioni di gas serra crescenti, esperti analizzano i rischi climatici

Il permafrost, il terreno ghiacciato che caratterizza le regioni artiche e subartiche, sta sciogliendosi più velocemente a causa del riscaldamento globale. Secondo uno studio pubblicato su Nature, le emissioni di carbonio associate al disgelo potrebbero aumentare fino al 202%, un incremento che potrebbe influenzare significativamente il clima globale e le decisioni politiche per la mitigazione del cambiamento climatico. Gli esperti sottolineano come il permafrost, che per migliaia di anni ha agito come un gigantesco serbatoio di carbonio, sta diventando sempre più vulnerabile al riscaldamento, con conseguenze potenzialmente irreversibili.

Disgelo del permafrost e emissioni di gas serra

Il permafrost, definito come terreno permanentemente congelato, ha svolto un ruolo cruciale nel mantenere il carbonio intrappolato per millenni. Tuttavia, con l’aumento delle temperature, il suo equilibrio sta cambiando. Secondo lo studio, la temperatura del permafrost aumenta di circa un grado Celsius ogni decennio, rendendolo progressivamente più fragile. Questo processo, noto come disgelo, libera anidride carbonica (CO₂) e metano (CH₄), due gas serra particolarmente potenti. Il loro rilascio potrebbe accelerare il riscaldamento globale, creando una retroazione positiva che rende il problema sempre più complesso.

Il disgelo del permafrost non è solo un fenomeno graduale, ma include anche eventi improvvisi che possono causare collassi di terreni ghiacciati e fenomeni di erosione. Questi processi creano ambienti poveri di ossigeno, dove i microrganismi producono metano in quantità molto superiori rispetto ad altri processi. Inoltre, gli incendi boschivi, sempre più frequenti e intensi, accelerano il disgelo e rilasciano grandi quantità di carbonio durante la combustione.

Effetti del disgelo e degli incendi

Secondo lo studio, tra l’80% e il 90% delle emissioni derivano dal materiale organico sotterraneo, una componente spesso sottovalutata nei modelli climatici. Questi fattori contribuiscono a una sottostima delle emissioni di carbonio, riducendo la confidenza nelle valutazioni dei bilanci residui di carbonio compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Per affrontare questa criticità, gli esperti hanno sviluppato un nuovo modello climatico, denominato Oscar, che integra disgelo graduale, disgelo improvviso e effetti degli incendi boschivi.

Le simulazioni mostrano un aumento delle emissioni cumulative tra il 185% e il 202% rispetto ai modelli precedenti, con un contributo significativo da parte dei processi finora poco rappresentati. Questo significa che il disgelo del permafrost rappresenta una vera e propria eredità climatica, con effetti che si estenderanno per generazioni. La sottostima di questi processi rischia di ridurre la percezione dell’urgenza delle misure di mitigazione e di limitare la capacità di valutare l’efficacia degli impegni internazionali. Le trasformazioni in corso nel permafrost non riguardano solo l’Artico: le modifiche in queste regioni influenzano direttamente la capacità del pianeta di limitare il cambiamento climatico e rappresentano una delle sfide più importanti per le politiche ambientali dei prossimi decenni. Il permafrost, inesorabilmente in rapida scomparsa, sta diventando un elemento chiave nella discussione globale sul clima e sulle strategie di mitigazione.