Nuovi dubbi sull’indagine del delitto di Garlasco: Garofano escluso, impronte e Dna in discussione
Nuovi dubbi sull’indagine del delitto di Garlasco: Garofano escluso, impronte e Dna in discussione
Il delitto di Garlasco continua a suscitare interrogativi nuovi e inaspettati, con l’emergere di elementi che mettono in discussione l’accuratezza delle indagini precedenti. Tra i fatti inesplorati, si segnala l’esclusione del comandante dei Ris Luciano Garofano da due sopralluoghi nella villetta del 2007, nonché l’uso improprio del Dna di Chiara Poggi e l’assenza di impronte rilevanti nel bagno della villa. L’inchiesta, iniziata nel 2016 e archiviata, è ora al centro di una nuova indagine parallela, condotta dai magistrati di Pavia, che ha portato alla luce una serie di incongruenze.
Garofano escluso, ma aveva diritti di accesso
Luciano Garofano, allora comandante dei Ris di Parma, aveva chiesto di partecipare come “osservatore” a due sopralluoghi nella villetta di Garlasco nel 2007. La richiesta fu rifiutata dalla pm Rosa Muscio, titolare dell’indagine all’epoca. Secondo i documenti raccolti dai magistrati di Pavia, Garofano aveva inviato due mail, rispettivamente del 3 e dell’8 settembre 2007, per chiedere di partecipare ai sopralluoghi. La pm Muscio, però, aveva rifiutato entrambe le richieste, sostenendo che Garofano non avrebbe avuto il veto delle difese e che i sopralluoghi erano riservati ai difensori e ai loro consulenti.
La pm aveva rifiutato l’accesso a Garofano nonostante le sue richieste formali. La difesa dell’indagato, rappresentata dagli avvocati Giovanni e Eleonora Lucido, era contraria al coinvolgimento del comandante, che non aveva il diritto di partecipare ai sopralluoghi.
Il Dna di Chiara Poggi: cucchiaino o sangue?
Un altro punto di discussione riguarda il prelievo del Dna di Chiara Poggi. Secondo i verbali, il Dna è stato ricavato dal cucchiaino trovato nella villetta, non dal sangue prelevato dal cadavere. Il capitano del Ris Alberto Marino ha spiegato che “forse non ce l’hanno mandato” e che “non c’era un campione di confronto” della vittima. Tuttavia, in un verbale del 4 settembre 2007, firmato proprio da Marino, si parla di prelievo del sangue della vittima come campione. Questa contraddizione solleva nuovi interrogativi, che i magistrati stanno valutando.
Il Dna di Chiara Poggi è stato ricavato dal cucchiaino, non dal sangue, ma il verbale indica un prelievo del sangue. Questa discrepanza ha sollevato nuove domande sull’accuratezza delle procedure di raccolta delle prove.
Le indagini hanno anche portato alla luce un’altra anomalia: nel bagno della villetta dei Poggi, accanto alle impronte digitali di Andrea Stasi, sono state trovate altre impronte che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite, ma che all’epoca furono ritenute non utili e non riportate nella relazione tecnica dell’Arma. I legali di Stasi hanno chiesto agli inquirenti ulteriori approfondimenti su questo aspetto.
Andrea Sempio, accusato nel delitto di Garlasco, ha parlato a Porta a Porta ammettendo che “la paura di essere vittima di un errore c’è assolutamente”. Secondo Sempio, “se ci sono dei dubbi, se c’è qualcosa che non è stato svolto al 100%, magari sono stati anche commessi degli errori, è giusto rifare l’indagine e andare a verificare”. Tuttavia, Sempio ha sottolineato che gli errori non riguardano le indagini fino al 2016, quando la sua posizione fu archiviata.
La sua posizione fu archiviata nel 2016, ma nuovi dubbi emergono ora. La nuova inchiesta ha messo nuovamente in primo piano i Ris, con il loro ruolo nella gestione delle indagini e nella raccolta delle prove. La complessità dei fatti e la mancanza di chiarezza continuano a alimentare il dibattito e a sollevare nuove domande, che i magistrati stanno cercando di risolvere con ulteriori approfondimenti.
