L’invasione dei robot umanoidi cinesi: un fenomeno di soft power e innovazione
I robot umanoidi cinesi conquistano i social e i palcoscenici, spostando la competizione tra Cina e Usa verso l’intelligenza artificiale.

La Cina ha lanciato una nuova forma di soft power, con i robot umanoidi che si diffondono in modo esponenziale sui social network e nei palcoscenici internazionali. Sono quasi tutti di produzione cinese, e la loro presenza si fa sentire in eventi come i Giochi mondiali dei robot, la mezza maratona di Pechino e l’apertura del Spring Festival Gala 2026. Questi automi, spesso ridicolizzati o trasformati in meme in Occidente, rappresentano un simbolo di innovazione industriale e una sfida per gli Stati Uniti, che si trovano a competere per il controllo dell’intelligenza artificiale. La Cina, con investimenti statali massicci e un’infrastruttura quasi autosufficiente, sembra in vantaggio.
La diffusione dei robot umanoidi sui social
La presenza dei robot umanoidi sui social network come X, Instagram, Facebook e TikTok ha generato un enorme interesse, con video che raccolgono milioni di click. In Occidente, gli automi vengono spesso ridotti a contenuti di intrattenimento, mentre in Cina sono visti come strumenti di modernizzazione e controllo sociale. Il fenomeno ha trovato espressione in eventi come la mezza maratona di Pechino, dove robot e umani hanno corso fianco a fianco, e nei Giochi mondiali dei robot, dove i robot si sono cimentati in sport come kickboxing, atletica e calcio. Tra i protagonisti più noti c’è Edward Warchocki, un robot influencer polacco con 245mila followers, e Jake the Rizzbot, un robot che passa le giornate a importunare i passanti di Austin, Texas.
Un soft power tecnologico in crescita
La Cina non si limita a produrre robot umanoidi, ma li utilizza come strumento di soft power. L’azienda leader in questo settore è Unitree Robotics, che ha recentemente debuttato in borsa con un’offerta pubblica iniziale da 620 milioni di dollari. I robot di questa azienda, come il modello R1, sono accessibili a un prezzo inferiore a 5mila dollari, un vantaggio significativo rispetto ai rivali americani. La diffusione di questi automi è parte della strategia del governo cinese per integrare l’intelligenza artificiale nel 90 per cento dell’economia entro il 2030, nonché per creare un’infrastruttura della vita pubblica e del controllo sociale. La partecipazione dei robot ai grandi eventi, come la mezza maratona e i Giochi mondiali, è un segno di come la Cina stia riuscendo a imporsi come leader globale in questo settore.
La sfida tra Cina e USA
La competizione tra Cina e Stati Uniti per il controllo dell’intelligenza artificiale si fa sempre più intensa, con la Cina che sembra in vantaggio grazie a investimenti statali e a una filiera quasi autosufficiente. Il 2025 ha visto la Cina coprire l’80 per cento delle spedizioni globali, grazie a un fondo nazionale da 147 miliardi di dollari. Inoltre, i robot umanoidi cinesi sono utilizzati in settori come l’industria automobilistica, dove aziende come Byd, Nio e Zeekr li testano nelle proprie fabbriche. Anche se alcuni esponenti del settore, come Nikita Gao del polo statale X-Humanoid, hanno dichiarato che i robot non saranno destinati a usi militari, la presenza di robot armati in parate militari cinesi suggerisce che la tecnologia potrebbe essere utilizzata in modi inaspettati.
La diffusione dei robot umanoidi in Occidente, però, non è solo un fenomeno tecnologico, ma anche un segno di come la Cina stia riuscendo a influenzare la cultura globale. I robot, spesso ridicolizzati o trasformati in meme, stanno entrando nel quotidiano delle persone, seguendo una logica di “addomesticamento” che ha reso la tecnologia sempre più familiare. La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale: chi addomestica chi? La risposta potrebbe dipendere da chi riesce a dare un’anima a questa tecnologia, come suggerisce l’idea di un’enciclica di Papa Leone. La Cina, con i suoi robot umanoidi, sta cercando di fare proprio questo: trasformare la tecnologia in una parte integrante della società, senza perdere di vista il potere che essa può esercitare.
