Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La sorella racconta il dolore e la speranza
La sorella di Giulia Tramontano racconta il dolore e la speranza dopo 3 anni dal femminicidio a Senago.

Da tre anni, la famiglia di Giulia Tramontano vive il dolore di un delitto che ha cambiato la loro vita. La sorella, Chiara Tramontano, ha scelto di non tacere e di ricordare la sorella morta per sempre. Con un libro intitolato *Non smetterò mai di cercarti*, ha cercato di tenere viva la memoria di Giulia e di lasciare una testimonianza alla nipotina che porta il suo nome. «Avevo paura che mia sorella venisse dimenticata», ha raccontato. «E avevo paura di poter dimenticare io stessa quello che ho vissuto. La mia memoria ha cambiato i dettagli, forse per proteggermi. Se quello che ricordi lo scrivi nero su bianco, non può cambiare».
Un dolore che non si è mai spento
Il delitto ha modificato il modo in cui Chiara vive la sua vita. «Questo delitto ha cambiato il mio modo di stare al mondo», ha detto. «Non associo più la violenza all’uomo grosso che alza la voce. Adesso ho più paura. A volte penso che se fossi aggredita da un uomo potrei diventare una vittima di femminicidio. Prima pensavo non potesse mai capitarmi. Questa cosa mi tormenta». Chiara vive in Olanda, ma non è fuggita: «Non è fuggita, dice: si è data una possibilità». Da lì osserva anche come l’Italia racconta i casi di cronaca. «Molte volte vengono fatti dei titoli o scritte delle frasi che fanno malissimo a noi che stiamo vivendo questa cosa. Quando è morta Giulia la mia famiglia è stata assediata dai giornalisti, non ne potevamo più».
La speranza di un futuro diverso
La speranza più grande di Chiara è semplice, ma pesa quanto tutto il resto: «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita». A 29 anni, vive un’esistenza costantemente legata a avvocati e a valutazioni economiche. «Ho 29 anni, ma mi trovo costantemente a parlare con gli avvocati, a valutare i soldi rimasti con i miei genitori. Vorrei che a un certo punto tutto questo si fermasse». La sorella ha anche espresso preoccupazioni sul processo di Impagnatiello, l’uomo accusato di aver avvelenato Giulia con un veleno per topi. «Temevo che, agli occhi di chi non l’ha conosciuta, mia sorella sarebbe rimasta la donna che non aveva aperto gli occhi, che non aveva avuto coraggio, una vittima del suo stesso destino».
Nonostante il libro non abbia portato la pace che sperava, Chiara sente di aver dato un contributo. «Vivo sempre con il dubbio di aver tralasciato dei segnali che magari erano campanelli di allarme, penso che forse avrei potuto cambiare il corso degli eventi». La nipotina, Giulia, figlia del fratello, porta il nome della zia che non ha mai conosciuto. «E avevo paura di poter dimenticare io stessa quello che ho vissuto», ha detto. «La mia memoria ha cambiato i dettagli, forse per proteggermi». Il dolore, però, non si è mai spento. E la speranza, pur fragile, resta.
La storia di Giulia Tramontano e della sua famiglia è un esempio di come il femminicidio non si limita a un singolo evento, ma lascia cicatrici profonde e durature. La sorella, con la sua voce e il suo libro, ha cercato di dare un senso a un dolore che non si è mai placato. E mentre l’Italia continua a parlare di cronaca, la sua voce ricorda che non si deve mai dimenticare chi è stato ucciso. Non sia mai più libero, ha detto Chiara, e questa frase rimane un ricordo che non si cancella.
