Alessandro Impagnatiello non premeditò l’omicidio di Giulia Tramontano: «L’ha avvelenata per farla abortire, non per ucciderla»
La Corte d’Appello conferma l’ergastolo a Impagnatiello, ma esclude la premeditazione. La sorella di Giulia reagisce con indignazione.

Alessandro Impagnatiello, il barman accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano, non ha premeditato il delitto, ha stabilito la Corte d’Appello. La condanna all’ergastolo è confermata, ma non è riconosciuta la premeditazione, un elemento cruciale per la determinazione della pena. La sorella di Giulia, Chiara Tramontano, ha espresso forte indignazione sui social, accusando lo Stato di non rispettare la legge e di non comprendere la gravità del caso.
La Corte d’Appello ha confermato la condanna a vita per Impagnatiello, ma ha escluso la premeditazione, un aspetto che potrebbe aprire la strada a un ricorso in Cassazione. Le motivazioni del processo, riportate in 59 pagine, hanno sottolineato la crudeltà dell’atto e l’aggravante del vincolo della convivenza. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che non vi fosse una deliberazione criminosa coltivata nel tempo e mai abbandonata. L’omicidio, secondo le motivazioni, è stato commesso non per motivi legati al desiderio di un figlio o a futuri conflitti, ma per l’umiliazione subita da Impagnatiello.
Le dichiarazioni della sorella
Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha reagito con forza alle decisioni della Corte d’Appello. Su Facebook, ha scritto: «Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto. L’ha avvelenata per sei mesi. Ha cercato su internet “quanto veleno serve per uccidere una donna”. Poi l’ha uccisa. Per lo Stato, supremo legislatore, non è premeditazione». Le sue parole riflettono un forte senso di ingiustizia e una profonda emozione per la perdita della sorella.
La sorella di Giulia ha espresso un forte senso di ingiustizia e una profonda emozione per la perdita della sorella. La sua reazione sui social ha suscitato un dibattito su come la legge si applica a casi complessi come questo. La Procura Generale di Milano potrebbe ricorrere in Cassazione per cercare di modificare la sentenza, ma la decisione finale dipenderà da un nuovo giudizio.
Le motivazioni del processo
Le motivazioni del processo hanno confermato la crudeltà dell’atto e l’aggravante del vincolo della convivenza, ma hanno anche chiarito che non vi erano prove sufficienti per retrodatare il proposito di uccidere Giulia. I giudici hanno sottolineato che l’omicidio non era legato al desiderio di un figlio o a futuri conflitti, ma alla volontà di umiliare Impagnatiello. La sentenza ha anche sottolineato che non vi era una deliberazione criminosa coltivata nel tempo e mai abbandonata.
La mancanza di prova della premeditazione ha lasciato aperta la possibilità di un ricorso in Cassazione. La famiglia di Giulia, in particolare Chiara, continua a sperare in un giudizio più severo e in una giustizia che rispetti la gravità del crimine commesso. La sentenza ha anche sottolineato l’aspetto della crudeltà e dell’aggravante del vincolo della convivenza, elementi che hanno contribuito a determinare la pena massima.
