Fiducia in Meloni stabile, ma polarizzata e sotto pressione

Fiducia in Meloni stabile ma polarizzata, con tensioni sul referendum e costo della vita

Fiducia in Meloni stabile, ma polarizzata tra elettori di governo e opposizione
Fiducia in Meloni stabile, ma polarizzata tra elettori di governo e opposizione

A settembre 2026, la fiducia in Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, si attesta al 44%, con un livello di apprezzamento quasi granitico tra gli elettori di tutti i partiti di governo e una netta riduzione tra quelli di opposizione. Questo quadro, che si è consolidato negli ultimi mesi, rappresenta una delle sfide principali per la leadership del governo, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo anno. La fiducia, pur rimanendo stabile, mostra una polarizzazione crescente, con un’attenzione diversa tra i diversi elettorati.

Un consenso trasversale iniziale, poi polarizzazione

Dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni del 2022, la fiducia in Meloni ha registrato un incremento significativo, raggiungendo il 53% poco dopo la sua insediamento. In quei mesi, la premier ha riuscito a coinvolgere anche elettori di partiti di opposizione, creando un consenso trasversale. Tuttavia, questa situazione è durata poco. Negli anni successivi, il dato si è ridotto gradualmente, scendendo al di sotto del 40%, con una polarizzazione crescente.

La fiducia nella nuova presidente del Consiglio cresce all’improvviso di oltre 20 punti e raggiunge quota 53%. In questi giorni, in una sorta di parziale sospensione delle appartenenze, Meloni va oltre i confini del proprio elettorato. In un passaggio istituzionale che rappresenta anche un elemento storico di novità – l’arrivo per la prima volta di una donna alla presidenza del Consiglio – quasi un terzo degli elettori del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle sembra assumere nei suoi confronti un orientamento di maggior apertura e meno legato all’appartenenza politica.

Il referendum e il costo della vita: due sfide chiave

Due momenti critici hanno messo in luce le tensioni intorno al governo: la vicinanza con Donald Trump e il referendum. La vicinanza con il tycoon ha suscitato preoccupazioni tra gli elettori di opposizione, riducendo ulteriormente la fiducia in Meloni. Il referendum, invece, ha portato a oscillazioni più marcate nel consenso, con una polarizzazione ulteriore. Nonostante questo, il livello di fiducia è rimasto stabile fino a oggi. La principale criticità, invece, sembra riguardare, anche per gli elettori di centrodestra, il costo della vita. È questo, probabilmente, il tema sul quale la tenuta del consenso della presidente del Consiglio verrà messa maggiormente alla prova nei mesi che separano il Paese dal voto. La fiducia in Meloni, invece di proseguire nella flessione, torna a crescere lievemente, assestandosi qualche punto sopra quota 40%.

A questa situazione si aggiunge un ulteriore elemento di complessità: la nascita di Futuro Nazionale, guidato da Roberto Vannacci. Anche se il partito è all’opposizione, la maggioranza dei suoi elettori esprime fiducia in Meloni. Questo crea una situazione ambigua per la premier, che deve trovare un equilibrio tra rispondere alle preoccupazioni degli italiani sul carovita e mantenere la fiducia personale anche tra gli elettori di Vannacci. La domanda politica più importante per il prossimo anno sembra essere: come gestire questa situazione? Coinvolgere Vannacci o mantenere le distanze?