Le ferite di Suwayda: drusi, beduini e desaparecidos in Siria

In Siria, il conflitto tra drusi e beduini ha lasciato ferite profonde e un clima di incertezza.

Un padre siriano cerca notizie del figlio scomparso in un conflitto tra drusi e beduini
Un padre siriano cerca notizie del figlio scomparso in un conflitto tra drusi e beduini

Da Suwayda, a sud-est di Damasco, Nabil Mustafa Mahmood cerca notizie del figlio Nauraz, scomparso da oltre un anno. La sua storia è una delle tante che testimoniano la complessità del conflitto tra drusi e beduini in Siria, un conflitto che ha lasciato ferite profonde e un clima di incertezza. Fra il 14 e il 16 luglio 2025, l’offensiva governativa e delle milizie beduine ha scatenato una serie di massacri e violenze contro la popolazione drusa, causando decine di morti e centinaia di scomparsi. La situazione, tuttavia, non si è risolta, e le tensioni persistono, alimentate da dispute territoriali, conflitti di competenza e una scarsa presenza dello Stato.

Un conflitto radicato nel passato

Le relazioni tra drusi e beduini nella zona di Suwayda erano già segnate da annose dispute per pascoli, risorse idriche e confini. Queste tensioni, aggravate dalla ridotta presenza dello Stato, hanno favorito la diffusione di attività illecite e armi, creando un ambiente di instabilità. Dopo la caduta del regime di Assad, il nuovo governo ha cercato di riportare sotto il proprio controllo le zone autogestite dai drusi, un’azione che ha suscitato opposizione, soprattutto da parte del leader locale Sheikh Hikmat al-Hijri. La situazione si è ulteriormente complicata quando il governo ha nominato Mustapha al-Bakkour come governatore regionale, un incarico che non è stato accolto con entusiasmo.

Il conflitto di competenze politiche si è innestato su un tessuto sociale già fragile. Le tensioni latenti sono esplose dopo la caduta del vecchio regime, forse vissuta come un’occasione per un possibile riassetto sociale. Tutto è iniziato con il rapimento di un commerciante druso, a cui ha fatto seguito, per rappresaglia, il sequestro di diversi uomini appartenenti a gruppi beduini. Di fronte all’escalation, il governo centrale ha mobilitato una forza di 4.000 uomini con l’obiettivo di ristabilire l’ordine nella regione.

La violenza ha raggiunto un livello estremo, con tre ondate di violenza che hanno causato almeno 1.700 morti, secondo una stima conservativa del Human Rights Council.

La violenza e i desaparecidos

La stragrande maggioranza delle vittime erano drusi, ma anche membri delle forze governative e beduini sono stati coinvolti. I video diffusi online mostravano barbarie di ogni tipo, con azioni discriminatrici come il taglio dei baffi tradizionali degli uomini drusi. Nabil, un padre di tre figli, ha perso il contatto con il figlio Nauraz, catturato da combattenti filo-governativi durante una delle più gravi esplosioni di violenza post-Assad.

Il destino di Nauraz e di altri centinaia di scomparsi rimane avvolto nel mistero, contribuendo a ulteriormente lacerare il tessuto sociale nella regione. A gennaio, il governatore “a distanza” di Suwayda, Mustafa Bakour, ha ammesso che molti dei desaparecidos drusi sono stati trasferiti dai clan di militanti beduini alle forze di sicurezza dello Stato e detenuti nella prigione centrale di Adra. Questo scambio di informazioni ha trovato conferma con un primo scambio di prigionieri tra il governo centrale e la milizia drusa, la Guardia nazionale. L’ONU ha rivisto la stima del numero totale dei rapiti ad «almeno 155».

Nonostante l’intervento israeliano, che ha reso possibile una controffensiva drusa, il conflitto non si è risolto.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che i drusi e i beduini non riescono a trovare un accordo, e la presenza dello Stato siriano e della maggioranza di popolazione sunnita è considerata inconciliabile con quella della comunità drusa. La Siria, in questo contesto, si trova a fare i conti con il passato, ma il futuro appare ancora più incerto.