Energia, fisco e destino dell’ex Ilva: il dibattito per il futuro dell’industria italiana

A Ceglie Messapica, il dibattito su energia, fisco e futuro dell’industria italiana ha messo in luce le sfide e le opportunità per un rilancio strategico.

Politici e imprenditori discutono il futuro dell’industria italiana a Ceglie Messapica, con focus su energia, fisco e destino dell’ex Ilva
Politici e imprenditori discutono il futuro dell’industria italiana a Ceglie Messapica, con focus su energia, fisco e destino dell’ex Ilva

Il futuro dell’industria italiana si gioca su tre pilastri: il costo dell’energia, la certezza delle regole e il destino dell’ex Ilva di Taranto. A Ceglie Messapica, durante la nona edizione de La Piazza – Il bene comune, il dibattito moderato da Mimmo Mazza ha messo a confronto esponenti politici e imprenditori su come affrontare le sfide che minano la competitività del Paese. Tra i temi più dibattuti, il prezzo dell’elettricità, la semplificazione fiscale e la strategia per il rilancio industriale, con un focus particolare sull’area industriale di Taranto.

Il costo dell’energia e la scelta di quarant’anni fa

Luigi Marattin, senatore e leader del Partito Democratico, ha sottolineato come la crisi dell’industria italiana sia legata al prezzo dell’elettricità. «Con il costo dell’energia che abbiamo in Italia l’industria fa molta fatica ad andare avanti», ha detto. La causa, per lui, è una scelta di quarant’anni fa: «Penso che l’unico modo per produrre energia elettrica che rispetti allo stesso tempo tre condizioni – costare poco, non inquinare e non renderci dipendenti da quello che accade nel Golfo Persico o in Ucraina – sia averla generata un po’ dalle fonti rinnovabili e un po’ dal nucleare». La decisione di abbandonare il nucleare, secondo Marattin, ha avuto conseguenze profonde e non è più sostenibile.

La scelta di rinunciare al nucleare, fatta con la prima enfasi del populismo, ha portato a un aumento del costo dell’energia e a una dipendenza energetica che penalizza l’industria. «Siamo il Paese europeo più esposto a quello che sta accadendo», ha sottolineato Marattin, riferendosi alla guerra in Ucraina e alle conseguenze sull’approvvigionamento energetico.

Il sistema fiscale italiano è troppo complesso e non risponde alle esigenze degli imprenditori.

Le casse di previdenza: un motore da 130 miliardi

Ferdinando Boccia, rappresentante delle casse di previdenza dei professionisti, ha ricordato che il rilancio industriale non è solo affare dello Stato. «Circa il 40% del patrimonio delle casse – parliamo di 130 miliardi – è investito nel sistema Paese», ha detto. Le casse, con il loro ruolo di investitori, possono contribuire a definire gli obiettivi nazionali, come la transizione digitale e la cybersecurity. «Bisogna semmai investire in maniera strategica: sedersi a un tavolo con il governo e definire gli obiettivi della nazione», ha concluso Boccia.

Le casse di previdenza, con un patrimonio elevato, rappresentano un’opportunità per il rilancio industriale. «Non possiamo sostituirci allo Stato, ma possiamo affiancarlo», ha aggiunto Boccia, sottolineando l’importanza di una collaborazione tra settori pubblico e privato per sviluppare politiche industriali efficaci. Il dibattito ha visto anche l’intervento di Dario Iaia, commissario unico del Cis Taranto, che ha difeso l’azione del governo sull’ex Ilva. «Il Cis aveva un residuo di circa 850 milioni di euro su una dotazione iniziale di un miliardo e mezzo: in dieci anni si erano spesi poco più di 500 milioni», ha spiegato. Iaia ha sottolineato l’importanza della continuità produttiva e della bonifica del Mar Piccolo, ma ha anche chiesto un confronto reale con le esigenze dell’occupazione e dell’ambiente.

La transizione industriale richiede un equilibrio tra innovazione, occupazione e sostenibilità.