Dna sui pedali di Garlasco: nuovi dubbi e accertamenti sull’indagine originale
Nuovi accertamenti sulle analisi del Dna sui pedali di Garlasco sollevano dubbi sulla validità delle prove e sulle procedure del 2007.

Il caso di Garlasco, che ha visto la condanna definitiva di Alberto Stasi e la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, si complica nuovamente a causa di nuovi accertamenti sulle analisi del Dna effettuate nel 2007. I magistrati della Procura di Pavia hanno scoperto che alcuni dati scientifici, ritenuti cruciali per la condanna di Stasi, non erano stati inseriti nel fascicolo processuale. Questi dati, conservati nei dati grezzi delle analisi, riguardano due ulteriori analisi effettuate il 20 settembre 2007 sui campioni prelevati dai pedali della bicicletta. I risultati di queste analisi non hanno restituito il profilo genetico della vittima, Chiara Poggi, e non sono stati considerati nel processo. La Procura ritiene che questa discrepanza meriti approfondimento, sollevando interrogativi sulle modalità di conservazione e trasmissione dei risultati scientifici.
La discordanza tra i test e la mancanza di traccia
Secondo i consulenti incaricati dai magistrati, i due tracciati negativi esistono e sono confermati, ma il profilo attribuito a Chiara ottenuto nelle analisi del 19 settembre rimane scientificamente solido. La presenza dei risultati contrastanti del giorno successivo avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti, dei quali non risulta traccia nelle nuove indagini. Non è quindi corretto sostenere che sia stato definitivamente dimostrato che sui pedali non vi fosse Dna di Chiara. Il problema riguarda la discordanza tra gli esami e il fatto che alcuni risultati non furono inseriti nel fascicolo processuale. Questo ha reso necessario un ulteriore approfondimento, che potrebbe influire sulla validità delle prove utilizzate per la condanna di Stasi.
Le tre ore decisive e l’ipotesi dello scambio di provette
Il 9 ottobre 2026 è emerso un ulteriore particolare: il 19 settembre 2007, tra le 15.34 e le 18.37, le analisi sul campione prelevato dai pedali passarono da un profilo parziale, non attribuibile con certezza, a un profilo corrispondente a quello della vittima. Tre ore sulle quali si stanno concentrando gli accertamenti della Procura di Pavia, che ha preso in considerazione anche l’ipotesi di uno scambio di campioni con materiale genetico proveniente da un cucchiaino utilizzato da Chiara per la colazione. Dai verbali delle audizioni emerge che i magistrati hanno chiesto chiarimenti sui passaggi tecnici, sulle operazioni di ri-amplificazione del materiale genetico e sull’identità degli operatori intervenuti nelle diverse fasi dell’analisi. È un’ipotesi investigativa, non la prova dell’avvenuto scambio. Ma il fatto che i magistrati stiano ricostruendo operazioni di laboratorio risalenti a quasi vent’anni prima dimostra quanto il centro dell’indagine si sia ormai spostato anche sulle procedure adottate nel 2007.
Le anomalie nei dati e la distruzione dei reperti
Un’ulteriore anomalia riguarda un appunto manoscritto datato 20 settembre 2007, nel quale compare il riferimento a un Obti test, un esame specifico per la ricerca di sangue umano, indicato con esito negativo. Anche questo documento non risulta inserito nella relazione originaria. E dalle carte è emerso pure un altro dato di quantificazione genetica, relativo a un campione indicato come «bu_p bis», che segnalava la presenza di materiale genetico maschile. Si tratta di informazioni che richiedono valutazioni tecniche e non consentono, da sole, di attribuire quel Dna a una persona determinata. Il risultato è un quadro complesso, nel quale occorre distinguere tra la validità dei singoli test, il significato biologico delle tracce e l’effettiva completezza della documentazione trasmessa agli inquirenti e alle difese.
A complicare ulteriormente la vicenda sono gli accertamenti sulla distruzione di alcuni materiali conservati presso il Ris di Parma. Dalla documentazione emersa nelle ultime settimane risulta che nel 2016 furono smaltiti alcuni eluiti, cioè soluzioni liquide ottenute durante le lavorazioni di laboratorio, relativi anche a campioni collegati alle unghie di Chiara e alla traccia palmare 33. La circostanza ha sollevato interrogativi perché un successivo provvedimento giudiziario sulla distruzione dei reperti risale al 2022. Secondo la ricostruzione del Ris, tuttavia, gli eluiti costituivano materiali intermedi di lavorazione e non reperti sottoposti a sequestro per i quali fosse necessaria un’autorizzazione specifica. La differenza non è secondaria.
