Destra in azione: la riforma Rai si muove, ma senza il taglio del canone
La destra accelera la riforma Rai, ma abbandona il taglio del canone. La battaglia per il controllo del servizio pubblico si intensifica.

La destra accelera la riforma Rai, ma abbandona il taglio del canone
Dopo tre anni di tensioni e incertezze, la destra ha ripreso in mano il dossier della riforma Rai poco prima della pausa estiva. L’obiettivo è chiaramente quello di piazzare una governance a misura della sua visione, con un’attenzione particolare al controllo del servizio pubblico. La riforma, però, non sembra seguire esattamente la direzione chiesta da alcuni esponenti del Carroccio, come il taglio del canone. La maggioranza ha scelto di rinunciare a questa opzione, pur rimanendo fedele al regolamento europeo.
Un consiglio d’amministrazione più lungo e un’elezione semplificata
Tra le novità più significative della riforma, c’è l’allungamento del mandato del consiglio d’amministrazione, che potrebbe durare oltre i tre anni attuali. Questo cambiamento è stato introdotto per garantire stabilità e continuità, permettendo ai dirigenti scelti dalla destra di rimanere in carica anche dopo la fine della legislatura. La rieleggibilità è un passaggio chiave per consolidare il controllo del servizio pubblico. Inoltre, il metodo di elezione del presidente del consiglio d’amministrazione è stato semplificato. La destra, dopo tre anni di stallo in commissione Vigilanza, ha deciso di rendere sufficiente la maggioranza semplice a partire dalla terza votazione. Questo cambiamento mira a accelerare il processo e ridurre le complicazioni politiche. La destra punta a un’azione rapida e decisa per il controllo della Rai.
La trattazione in commissione dovrebbe terminare prima della pausa estiva, in modo da permettere al Parlamento di chiudere la pratica in fretta. La destra ha intenzione di accelerare il processo e di portare a termine la riforma entro l’anno. Gli azionisti del campo largo dovranno scegliere cosa fare: seguire l’esempio dell’Aventino del Pd o continuare a essere presenti in cda come Avs o M5s? La vicenda di Report, sospeso durante l’estate, rappresenta un’altra sfida per la destra. Il M5s ha accusato i vertici della Rai di voler far fuori il programma, ma la situazione è più complessa. Il caso è stato sottoposto al comitato etico, e si muovono tre livelli: giudiziario, disciplinare e editoriale. La destra, però, non sembra intenzionata a muoversi in questa direzione, almeno per ora. L’attenzione resta su chi potrebbe sostituire Ranucci, ma la soluzione non è ancora chiara.
La destra ha anche deciso di non abbandonare la lotta per il controllo del servizio pubblico. La riforma è entrata nel vivo, con la manovra parlamentare che ha messo nero su bianco le richieste della maggioranza. La battaglia per il controllo della Rai si intensifica, con la destra che punta a un’azione rapida e a un controllo più stretto. La destra si apparecchia il futuro nel servizio pubblico, anche se con alcuni danno collaterale per la Lega.
