Depistaggi nel caso Cucchi: due carabinieri condannati, un terzo assolto

Due carabinieri condannati per depistaggi nel caso Cucchi, un terzo assolto.

Depistaggi nel caso Cucchi: due carabinieri condannati, un terzo assolto
Depistaggi nel caso Cucchi: due carabinieri condannati, un terzo assolto

Il tribunale monocratico di Roma ha emesso una sentenza nel filone giudiziario legato alla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 15 ottobre 2009. Due carabinieri sono stati condannati per aver reso false dichiarazioni e contribuito a depistaggi durante le indagini, mentre un terzo è stato assolto. La sentenza, emessa il 16 luglio, chiude un ulteriore capitolo di un processo che ha visto coinvolgere diversi militari e funzionari. La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, ha espresso soddisfazione per il verdetto, sottolineando che i carabinieri condannati non potranno più indossare la divisa né fare carriera.

Depistaggi e falsità ideologica

Le imputazioni contestate nei confronti dei due carabinieri sono gravi: depistaggio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. I due hanno scelto il rito abbreviato, una formula che consente lo sconto di un terzo della pena in cambio della rinuncia al dibattimento. Il maresciallo Giuseppe Perri è stato condannato a tre anni e sei mesi, mentre il capitano Prospero Fortunato dovrà scontare quattro anni. Il terzo carabiniere, Maurizio Bertolino, maresciallo in servizio alla stazione di Tor Sapienza, è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”. Secondo il giudice, non vi sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa nei suoi confronti.

Un processo lungo 15 anni

La sentenza si inserisce in un percorso giudiziario complesso che ha visto diversi militari coinvolti. L’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e deceduto sette giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini, ha portato a numerose condanne. Solo nel 2022, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dodici anni per omicidio preterintenzionale nei confronti di due carabinieri ritenuti responsabili del pestaggio che portò alla morte del geometra romano. Nel maggio 2025, è arrivata anche la condanna a un anno e tre mesi per il colonnello Lorenzo Sabatino, in un altro processo parallelo per i depistaggi.

Durante la requisitoria, il pubblico ministero Giovanni Musarò ha parlato di una “attività ossessiva di depistaggio” iniziata nell’ottobre del 2009 e proseguita ininterrottamente fino al 2018. La sentenza chiude un ulteriore capitolo di un processo che ha visto diversi militari coinvolti. La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, ha commentato con parole semplici ma incisive: “Sta bene così. Quei carabinieri non potranno più indossare la divisa né fare carriera. È già molto”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.

Un ulteriore capitolo si chiude, ma il caso Cucchi continua a rappresentare uno dei simboli più dolorosi e significativi delle battaglie civili in Italia. La sentenza del tribunale di Roma conferma l’impegno della giustizia nel cercare la verità. La famiglia di Stefano, pur soddisfatta per il verdetto, continua a sperare in una completa risoluzione di un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso dibattiti su corruzione, abuso di potere e responsabilità istituzionale.

La sentenza del tribunale di Roma ha chiuso un ulteriore capitolo del processo legato alla morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel 2009. Due carabinieri sono stati condannati per aver reso false dichiarazioni e contribuito a depistaggi, mentre un terzo è stato assolto. La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, ha espresso soddisfazione per il verdetto, sottolineando che i carabinieri condannati non potranno più indossare la divisa né fare carriera.