La crisi idrica in montagna mette a rischio i rifugi: 10-15 giorni di autonomia senza piogge

La crisi idrica in montagna minaccia i rifugi: 10-15 giorni di autonomia senza piogge, rischio chiusure e uso di elicotteri per il trasporto d’acqua.

Rifugi in montagna con bagni chimici e elicotteri per il trasporto d'acqua a causa della siccità
Rifugi in montagna con bagni chimici e elicotteri per il trasporto d’acqua a causa della siccità

La crisi idrica in montagna si fa sempre più preoccupante, con rischi concreti per le strutture in quota. Senza piogge, le riserve d’acqua delle strutture alpine si esauriscono in circa 10-15 giorni, mettendo a rischio la fruibilità dei rifugi durante la stagione estiva. Il presidente del Cai Veneto, Francesco Abbruscato, ha lanciato l’allarme, sottolineando come la mancanza di acqua possa portare a chiusure. La situazione, aggravata da un caldo record e da un’assenza di precipitazioni, ha reso necessario un intervento immediato per garantire la continuità del servizio in montagna.

Consumo d’acqua e sfide per i rifugi

Uno sciacquone consuma tra i 6 e gli 8 litri d’acqua, e in un rifugio che serve 50 o 60 persone, il consumo può raggiungere oltre 500 litri al giorno. Questo dato, spiegato da Abbruscato, mette in luce come il consumo idrico sia un problema crescente, soprattutto durante la stagione turistica. In alcuni casi, i gestori dei rifugi sono costretti a chiudere i servizi doccia per risparmiare risorse, ma la sfida principale rimane il numero crescente di turisti che si recano in montagna. La pressione antropica, insieme alla riduzione degli apporti d’acqua dalle sorgenti, rende la situazione sempre più critica.

La mancanza di acqua ha portato a misure estreme, come il trasporto d’acqua in quota con elicotteri, che però non è una soluzione sostenibile a lungo termine. Inoltre, in alcuni rifugi, come il Rosetta Giovanni Pedrotti sulle Pale di San Martino, si devono portare in quota i bagni chimici, che vanno svuotati e i rifiuti portati a valle. Questo processo richiede un impegno molto maggiore, ma permette di risparmiare sul consumo d’acqua.

La siccità e il cambiamento climatico

La siccità, che si è intensificata negli ultimi anni, ha portato a un calo delle precipitazioni e a un aumento delle temperature, con conseguenze dirette sulle risorse idriche. Il presidente del Cai Veneto ha sottolineato che il cambiamento climatico sta presentando il conto, con un impatto significativo sulle strutture in quota. In alcune aree, come il Dolomiti, la situazione è particolarmente critica, con un rischio concreto di chiusura dei rifugi se non si registrano piogge significative. La mancanza di precipitazioni tra inizio giugno e luglio ha reso particolarmente critica la situazione, con un gran caldo che ha peggiorato ulteriormente la situazione. Inoltre, le sorgenti con stagionalità netta sono particolarmente vulnerabili alle condizioni climatiche attuali. Anche i dipendenti delle strutture in montagna, che vivono e lavorano in quota, hanno bisogno di acqua per le attività quotidiane.

Per il presidente del Cai Veneto, è fondamentale ridurre i consumi e promuovere un utilizzo più consapevole della risorsa idrica. L’idea di portare con sé l’acqua in zaino è una soluzione che potrebbe aiutare a mitigare l’impatto della siccità. Tuttavia, la situazione richiede interventi strutturali, come l’installazione di vasche di raccolta dell’acqua piovana, che in alcuni casi sono state messe in atto. La crisi idrica in montagna rappresenta un problema crescente, che richiede una risposta concreta e immediata per evitare danni irreparabili al comparto turistico.