Barbara Mazzolai punta su robot sostenibili ispirati alla natura
Barbara Mazzolai, ricercatrice italiana, promuove la robotica sostenibile ispirata alla natura per ridurre l’impatto ambientale.
Barbara Mazzolai, ricercatrice italiana specializzata in robotica bioispirata, punta a creare un nuovo campo di ricerca: la robotica sostenibile. Dopo anni di lavoro su robot ispirati a organismi viventi, ora vuole garantire che la tecnologia sviluppata non danneggi l’ambiente. La sua visione si basa su un approccio diverso, che integra la sostenibilità come elemento centrale del design. Mazzolai, che ha lavorato al Center for Micro-BioRobotics dell’Italian Institute of Technology, ha sviluppato robot ispirati a polpi, radici di piante e semi, cercando di replicare le capacità di adattamento e efficienza delle specie naturali.
Un’esperienza di ricerca tra biologia e ingegneria
La carriera di Mazzolai ha iniziato con un’interesse per la biologia, ma un’opportunità ha cambiato il suo percorso. Dopo aver studiato biologia all’Università di Pisa, ha iniziato a lavorare come ricercatrice presso l’Istituto di Biophysica del CNR, studiando i cicli di metalli pesanti nell’ambiente. In seguito, ha seguito un master in gestione ambientale alla Scuola Superiore Sant’Anna e ha iniziato a collaborare con il bioroboticista Paolo Dario, sviluppando sensori e robot per monitorare aria, acqua e suolo. Questa esperienza le ha dato la base per entrare nel campo della robotica bioispirata.
La robotica bioispirata richiede un approccio multidisciplinare. Mazzolai ha spiegato che lavorare in questo settore richiede “due cervelli separati”: uno di biologo e uno di ingegnere. Questo approccio permette di replicare le capacità di adattamento e efficienza delle specie naturali, senza copiarle. I robot sviluppati da Mazzolai, ispirati a polpi, radici di piante e semi, sono progettati per operare in ambienti complessi, come il suolo, con un’efficienza superiore a quella dei dispositivi tradizionali.
La nascita della robotica sostenibile
La sua visione si è sviluppata nel tempo, ispirata dall’osservazione della natura. Mazzolai ha notato che molti dispositivi moderni, come plastica e batterie per auto, vengono progettati senza considerare l’impatto ambientale alla fine del loro ciclo di vita. Per questo, ha lanciato l’idea di una nuova disciplina: la robotica sostenibile. Questo approccio si basa su tre pilastri: ridurre l’impatto ambientale, garantire l’accesso a tutti i gruppi sociali e creare dispositivi che siano “sinergici” con l’ambiente. L’obiettivo è progettare robot che possano essere riutilizzati, riciclati o persino biodegradati.
Un esempio concreto è il robot ispirato alle radici delle piante. Questo robot, sviluppato con una stampante 3D miniaturizzata, si muove attraverso il suolo con un meccanismo simile a quello delle radici. Questo meccanismo riduce l’attrito e l’energia necessaria per spostarsi, permettendo al robot di operare in modo efficiente. Mazzolai ha spiegato che il successo di questo progetto dipende dall’integrazione di conoscenze biologiche e ingegneristiche, per creare dispositivi che rispettino l’ambiente e siano utili per la società. La sua ricerca ha suscitato interesse nel settore scientifico e tecnologico, e Mazzolai è convinta che il futuro della robotica sia legato alla sostenibilità. “I giovani vogliono lavorare in questo campo perché è il loro futuro”, ha detto. Con l’obiettivo di ridurre l’impronta ecologica della tecnologia, Mazzolai punta a ispirare una nuova generazione di ingegneri e ricercatori che possano contribuire a un mondo più sostenibile.
