Intelligenza artificiale progetta virus mai esistiti in natura
Intelligenza artificiale crea nuovi virus mai osservati, apre dibattito su rischi e regolamentazione

Il 7 agosto 2026, per la prima volta l’intelligenza artificiale ha progettato nuovi virus mai apparsi in natura. Un modello di AI, addestrato su sequenze genetiche di milioni di organismi, ha generato 700.000 varianti del batteriofago Phi X-174, un virus che infetta solo l’Escherichia coli. Dopo la sintesi di 285 sequenze, 16 hanno prodotto virus in grado di replicarsi e infettare altri batteri, alcuni anche più velocemente del virus naturale. L’esperimento, condotto da ricercatori della Stanford University e dell’Arc Institute di Palo Alto, ha suscitato entusiasmo e preoccupazioni. Da un lato, la scoperta potrebbe accelerare la ricerca medica, dall’altro solleva interrogativi su possibili usi malevoli della tecnologia.
Intelligenza artificiale e genoma virale
Il modello, chiamato Evo, è stato addestrato su sequenze genetiche di virus e batteri, analizzando circa nove miliardi di nucleotidi. Il sistema ha imparato a riconoscere schemi comuni nell’intero albero della vita e a generare nuove sequenze genetiche. I ricercatori hanno scelto di concentrarsi sui virus, limitando l’addestramento a genomi non pericolosi per gli esseri umani o gli animali. Il rischio di qualcosa mai visto prima rimane incerto. «Qual è il rischio di qualcosa che non ho mai visto prima?», ha chiesto Moritz Hanke, del Johns Hopkins Center for Health Security, sottolineando l’incertezza su possibili impatti futuri.
Rischi e regolamentazione
Il successo dell’esperimento ha alimentato le preoccupazioni su come modelli futuri potrebbero essere utilizzati per progettare agenti patogeni. Inoltre, il problema è anche regolatorio. Negli Stati Uniti è stata introdotta una nuova politica per limitare la ricerca biologica ad alto rischio, ma le attività puramente computazionali, come la generazione di sequenze virali attraverso l’AI, non sono automaticamente vietate. La regolamentazione non copre tutte le attività legate all’AI. I ricercatori hanno sottolineato che, mentre è relativamente semplice riconoscere il rischio di un virus naturale già noto, è molto più difficile stabilire quanto possa essere pericoloso qualcosa che non è mai esistito.
La scoperta ha suscitato un dibattito su come gestire il potere crescente dell’intelligenza artificiale nella ricerca biologica. Mentre alcuni vedono un’opportunità per progressi medici, altri temono che la tecnologia possa essere abusata. L’esperienza con Evo dimostra che l’AI può progettare virus mai esistiti, ma la sfida è capire come regolamentare l’uso di questa capacità per evitare rischi imprevisti.
- Il modello Evo è stato addestrato su sequenze genetiche di milioni di organismi.
- 285 sequenze sono state sintetizzate e testate, 16 hanno prodotto virus replicabili.
- La ricerca ha suscitato preoccupazioni su possibili usi malevoli della tecnologia.
La pubblicazione del lavoro su una rivista scientifica ha reso visibile l’importanza di un dibattito aperto e trasparente. La comunità scientifica e i regolatori dovranno affrontare le implicazioni di questa innovazione, bilanciando i benefici potenziali con i rischi di un uso improprio della tecnologia. L’esperienza con Evo rappresenta un passo avanti nella comprensione del DNA, ma anche un monito per la responsabilità nella sua applicazione.
