AI e direzione: il problema non è il tool, ma la strategia

Robin Kling spiega come le aziende non sfruttano appien l’AI senza una direzione chiara.

Un team di lavoro discute su come utilizzare l'intelligenza artificiale in azienda, senza una direzione chiara
Un team di lavoro discute su come utilizzare l’intelligenza artificiale in azienda, senza una direzione chiara

Robin Kling, fondatore di Mpya Digital e responsabile del progetto Mpya Digital AI, ha sottolineato come molte aziende non riescano a sfruttare appien il potenziale dell’intelligenza artificiale (AI) a causa di una mancanza di direzione strategica. Secondo Kling, il problema non risiede nel tool tecnologico, ma nella capacità di comprendere come l’AI possa integrarsi nel contesto specifico dell’azienda. La mancanza di una visione condivisa e di decisioni chiare ha portato a un uso frammentato e inefficiente delle tecnologie, con conseguenze economiche e organizzative non trascurabili.

La direzione è il primo passo

Secondo Kling, il primo passo per sfruttare l’AI in modo efficace è chiarire dove l’azienda si trova e dove vuole andare. La direzione non è un dettaglio secondario, ma un elemento fondamentale per trasformare l’esperienza con l’AI in una vera capacità organizzativa. La direzione è ciò che distingue un esperimento da una capacità reale. L’esperienza di Mpya Digital ha dimostrato che molte aziende acquistano licenze per diversi strumenti AI, ma non riescono a integrarli in modo coerente, lasciando alcuni strumenti inutilizzati e altri utilizzati solo da un piccolo gruppo di dipendenti.

Un esempio concreto è un’azienda che ha acquistato licenze per quattro strumenti AI diversi. Due di questi vengono utilizzati regolarmente da un gruppo ristretto di dipendenti, mentre gli altri restano inutilizzati. La mancanza di una strategia chiara ha portato a un uso frammentato e inefficiente delle risorse, con conseguenze economiche e organizzative. Non è sufficiente acquistare licenze, ha sottolineato Kling. “Serve una direzione chiara e decisioni condivise per trasformare l’esperienza con l’AI in una vera capacità organizzativa.”

Le tre decisioni chiave

Per superare questa situazione, Kling ha proposto tre decisioni fondamentali che ogni gruppo di leadership dovrebbe prendere: quali processi devono essere elevati al livello processuale, quali compiti possono essere delegati a un agente AI autonomo, e in che ordine queste decisioni devono essere fatte. Queste decisioni non richiedono nuove licenze, ma una comprensione approfondita del potenziale dell’AI nel contesto specifico dell’azienda. Kling ha descritto l’adozione dell’AI in tre livelli: individuale, processuale e autonomo. Al livello individuale, i dipendenti utilizzano strumenti come ChatGPT o Copilot per migliorare la loro produttività, ma senza un impatto significativo sull’azienda. Al livello processuale, l’AI diventa un elemento integrato del lavoro di team, contribuendo a migliorare la qualità e l’efficienza. Al livello autonomo, l’AI gestisce compiti complessi senza intervento umano, aumentando la capacità organizzativa. Tuttavia, per raggiungere questi livelli, è necessario un piano strategico e decisioni condivise.

La strategia proposta da Mpya Digital AI mira a aiutare le aziende a sviluppare una direzione chiara e a sfruttare appien il potenziale dell’AI. L’approccio combina competenze tecniche e una comprensione approfondita delle dinamiche aziendali, con l’obiettivo di creare un impatto misurabile. Con circa 80 consulenti a Stoccolma, Malmö e Göteborg, Mpya Digital si propone come un partner strategico per aziende che desiderano trasformare l’esperienza con l’AI in una vera capacità organizzativa.