Meta e Microsoft, un confronto su AI e spesa. Perché un investimento sembra più saggio dell’altro
Meta e Microsoft, un confronto su AI e spesa. Perché un investimento sembra più saggio dell’altro

Meta e Microsoft hanno presentato i loro risultati trimestrali a mercato chiuso il 29 luglio, con dati in crescita ma reazioni del mercato opposte. Microsoft ha visto un aumento del titolo del 9%, grazie a una spesa in AI considerata controllata e a una crescita di Azure, mentre Meta ha registrato flessioni del -10% nell’after market, penalizzata da un calo del free cash flow e da una guidance sui ricavi giudicata debole. Il tema dominante è la spesa per l’intelligenza artificiale, che ha diviso gli investitori tra due narrazioni diverse: una di successo e una di rischio.
La spesa in AI: un tema chiave per gli investitori
La spesa per l’AI è diventata il filo conduttore della serata e il vero tema per gli investitori dei prossimi mesi. Il mercato ha smesso di premiare la retorica sugli investimenti in AI e ha iniziato a chiedere prove del loro ritorno. Microsoft, con un aumento del 43% nella crescita di Azure, ha mostrato una spesa in conto capitale considerata disciplinata e ancorata a una domanda dimostrabile. L’azienda ha confermato previsioni di capex per l’anno solare 2026 intorno ai 190 miliardi di dollari, con un segnale di maggiore impegno, non di riduzione. Il ritorno degli investimenti in AI è il vero motore del mercato. Microsoft ha anche rivelato un portafoglio ordini commerciale che è raddoppiato, a 678 miliardi di dollari, un indicatore di domanda futura già contrattualizzata. L’accelerazione di Azure, insieme a traguardi simbolici come i 100 miliardi di ricavi, ha convinto gli investitori che la spesa non è solo un costo, ma un investimento in una crescita sostenibile.
Meta: una spesa elevata ma senza ritorno visibile
Meta, al contrario, mostra una spesa che quasi raddoppia e prosciuga la cassa, mentre i ricavi non pubblicitari legati all’AI non sono ancora visibili su scala significativa. I ricavi del trimestre sono stati pari a 60,8 miliardi di dollari, in aumento del 28% su base annua, ma l’utile per azione diluito si è fermato a 6,18 dollari, sotto le attese di 7,22 dollari. L’utile netto è sceso al 15,848 miliardi, con un margine operativo compresso al 31%, dal 43% di un anno prima.
La spesa in AI ha ridotto il free cash flow a 784 milioni, contro 8,55 miliardi un anno prima. La causa è l’esplosione dei costi, con le spese totali aumentate del 55%, a 42,03 miliardi di dollari, e l’effetto della spesa in AI sulla cassa. Per il trimestre in corso, Meta prevede ricavi tra 61 e 64 miliardi (punto mediano 62,5 miliardi), sotto i 63,15 miliardi attesi dagli analisti. L’azienda ha alzato il pavimento della forbice di capex 2026 a 130-145 miliardi, un segnale di maggiore impegno, non di riduzione.
Il CEO Mark Zuckerberg ha ribadito la visione di lungo periodo di mettere la « superintelligenza » direttamente nelle mani delle persone, ma per ora agli investitori resta la promessa, non il fatturato. Il mercato chiede a Zuckerberg ciò che finora è mancato, ovvero numeri, non visione. Ogni segnale di monetizzazione dell’AI al di fuori della pubblicità, a partire dall’ipotizzato business cloud, diventerà il vero catalizzatore del titolo.
