La crescita spagnola non è un modello: i dati svelano una realtà diversa
La Spagna cresce meno dell’Italia nonostante dati apparentemente positivi, analisi dei numeri e impatto dell’immigrazione.

La crescita economica della Spagna, spesso associata al cosiddetto “modello Sanchez”, si rivela in realtà meno significativa di quanto sembra. A fronte di un aumento del Pil pro-capite nominale del 28,4% tra il 2019 e il 2025, il dato reale, corretto per l’inflazione, mostra una crescita inferiore rispetto all’Italia. Mentre Madrid registra un incremento del 5% del Pil pro-capite, Roma segna un aumento del 8,84%. La differenza si spiega in gran parte con la crescita demografica: in Spagna, il numero di abitanti è aumentato di 2,26 milioni, di cui il 90% dovuto all’immigrazione, mentre in Italia la popolazione è calata di 700.000 unità.
La crescita non è il risultato di un modello
Il “modello Sanchez” si basava sull’idea di un boom economico sostenuto da politiche migratorie e investimenti mirati. Tuttavia, i dati svelano una realtà diversa. La crescita spagnola, pur elevata in termini nominali, non ha generato un aumento significativo del benessere pro-capite. Il deflatore, che misura l’inflazione interna, ha registrato un incremento del 23,5% in Spagna contro il 17,8% in Italia. Questo ha ridotto la crescita reale del Pil spagnolo a poco più del 5%, mentre in Italia si attesta al 8,84%. Il risultato è che, al netto dell’immigrazione, la produttività in Spagna rimane bassa.
La crescita del Pil in Spagna è in parte dovuta all’aumento del numero di abitanti, ma non necessariamente a un miglioramento della qualità della vita. Gli immigrati, pur contribuendo al mercato del lavoro, non hanno generato un incremento significativo della produzione di beni e servizi. Al contrario, molti di loro sono impiegati in settori poco produttivi, che non hanno contribuito in modo sostanziale al Pil pro-capite. Questo ha portato a una crescita del Pil che non si traduce in un miglioramento del benessere individuale.
Un aumento di popolazione non equivale a un aumento di benessere
La situazione in Italia, pur con un aumento del Pil pro-capite inferiore, mostra un incremento reale più elevato. Il calo della popolazione ha ridotto la pressione sul mercato del lavoro, permettendo a ogni individuo di beneficiare di un incremento del reddito. In Spagna, invece, l’aumento del numero di abitanti ha diluito i benefici economici, senza un miglioramento significativo della produttività. Questo spiega perché, nonostante i dati apparentemente positivi, il benessere pro-capite in Spagna non è cresciuto quanto in Italia.
La crescita economica in Spagna non è quindi il frutto di un modello riuscito, ma di una combinazione di fattori demografici e di politiche migratorie che non hanno generato un aumento significativo del benessere pro-capite. Il “modello Sanchez” si rivela inesistente, e la crescita si spegnerà come se si fosse pigiato “off” sull’interruttore. La produttività, al netto dell’immigrazione, rimane un problema da risolvere.
La Spagna, pur mostrando una crescita del Pil superiore a quella italiana, non ha visto un miglioramento del benessere pro-capite. Il successo economico si basa su un aumento della popolazione, ma non su un incremento della produttività. Questo ha portato a una crescita del Pil che non si traduce in un miglioramento della qualità della vita. La situazione in Italia, pur con un aumento inferiore, mostra un incremento reale più elevato, grazie a una riduzione della popolazione e a una maggiore efficienza del mercato del lavoro.
