Il caldo e i roghi stanno trasformando il Mediterraneo in un’area a rischio crescente
Incendi estivi in aumento, legati al clima e alla salute. Dati e soluzioni per un problema globale.

Il Mediterraneo, in estate 2026, vive un’ondata di incendi che mette in evidenza un legame sempre più forte tra il cambiamento climatico e la frequenza, intensità e impatto di questi eventi. Gli incendi stanno diventando più probabili e difficili da controllare, con conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute umana. Dalla Puglia alla Spagna, passando per la Grecia e la Francia, le fiamme stanno distruggendo aree vastissime e costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case. Il caldo estremo, la siccità e l’accumulo di combustibile hanno reso i roghi più estesi e pericolosi, aggravando una situazione già critica.
Il legame tra incendi e clima
Secondo studi recenti, il riscaldamento globale ha reso almeno il 30% più probabili gli incendi della black summer 2019-2020 in Australia, mentre lungo la costa occidentale del Nord America gli incendi sono diventati più estesi e intensi, con oltre 4 milioni di ettari bruciati tra il 1984 e il 2015 direttamente attribuibili ai cambiamenti climatici. In Cina, gli incendi estremi del 2019 sono stati resi oltre sette volte più probabili. Il caldo più intenso e la maggiore disponibilità di combustibile hanno amplificato l’attività degli incendi, in particolare nelle foreste temperate e boreali dell’emisfero settentrionale, come confermato dal portale tematico della NASA.
Il fenomeno si sta allungando: in diverse aree del pianeta, la stagione degli incendi dura oggi oltre un mese in più rispetto a 35 anni fa. Le emissioni di CO₂ legate agli incendi sono cresciute del 60% a livello globale tra il 2001 e il 2023, con un aumento particolarmente marcato nelle foreste boreali di Eurasia e Nord America. Solo gli incendi canadesi del 2023 hanno rilasciato circa 640 milioni di tonnellate di carbonio. Il caldo notturno più elevato permette al fuoco di restare attivo tutta la notte, aumentando la sua intensità e la sua portata.
Il fumo degli incendi rappresenta una minaccia crescente per la salute, con impatti documentati sulla mortalità e su alcune malattie cardiovascolari, respiratorie e neurologiche.
Impatti sulla salute e sulle comunità
Un recentissimo studio sul JAMA Network Open ha analizzato quasi un milione di visite al pronto soccorso per emicranie o mal di testa avvenute tra il 2010 e il 2023 in due province canadesi durante il periodo di maggior rischio di incendi boschivi. Le analisi mostrano che la presenza di PM2.5 provenienti dal fumo degli incendi è associata a un aumento delle visite al pronto soccorso per emicranie e cefalee.
Robert Belvís, responsabile clinico dell’Unità Cefalee e Nevralgie del Servizio di Neurologia dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau di Barcellona, ha dichiarato che «l’esposizione al fumo degli incendi era già stata valutata come fattore aggravante dell’emicrania e di altre cefalee. Il fumo trasporta probabilmente particelle in grado di attivare il sistema trigeminovascolare, che è il principale sistema coinvolto nell’attivazione del mal di testa». Secondo il studio, un aumento di «appena 5 micron al metro cubo nell’esposizione al particolato» ha portato a un incremento del 6% delle visite al pronto soccorso.
La prevenzione, la gestione forestale e la riduzione delle emissioni di gas serra restano le strategie chiave per contenere il rischio.
Per contrastare il rischio incendi, è necessario adottare strategie di prevenzione e gestione del territorio. La Protezione Civile italiana indica che la prevenzione passa da interventi selvicolturali e di manutenzione del bosco, uso sostenibile delle risorse, regolamentazione del turismo e monitoraggio attivo del territorio. Le Regioni e le Province Autonome sono tenute a predisporre piani di previsione, prevenzione e lotta attiva. Secondo Juli G. Pausas, del Centro de Investigaciones sobre Desertificación di Valencia, alcune strade potrebbero essere percorse: creare paesaggi a mosaico che alternino boschi e zone poco infiammabili, favorire incendi piccoli e a bassa intensità (anche tramite bruciature prescritte), incentivare il pascolo e la gestione della vegetazione nelle aree di interfaccia urbano-forestale, e limitare l’espansione edilizia nelle zone rurali più esposte al rischio. Inoltre, è necessario continuare a ridurre l’uso dei combustibili fossili, visto che sono la causa principale del cambiamento climatico.
