Inflazione in aumento in Gran Bretagna, ristoranti affrontano un mercato in rapida trasformazione
Inflazione in Gran Bretagna, ristoranti affrontano un mercato in rapida trasformazione

Un mercato in movimento
In Gran Bretagna, l’inflazione torna a preoccupare il settore dell’hospitality, con un aumento dei prezzi di cibo e bevande acquistati dal settore del 1,8% in un solo mese. Questo incremento, registrato a giugno, segna un ritorno della pressione sui costi, un tema che ha messo in difficoltà molti ristoratori. L’indice Foodservice Price Index, pubblicato da NIQ e Prestige Purchasing, ha raggiunto quota 153,1, dopo un calo dello 0,1% a maggio. La situazione non è solo un problema di breve termine: dal 2022, i prezzi dei prodotti destinati all’hospitality sono cresciuti del 30%, un aumento che ha ridotto la capacità di guadagno per molti esercizi. La pressione dei costi si fa sentire in modo crescente, con un impatto significativo sul settore.
La domanda c’è, ma mantenere un’attività è sempre più difficile. Tra marzo e giugno, in Gran Bretagna, 1.839 attività dell’hospitality con licenza hanno chiuso, pari a circa 20 locali al giorno. Tuttavia, il numero di aperture non è stato inferiore: 1.794 nuove attività sono state registrate nello stesso periodo. Il saldo complessivo è di appena 45 locali in meno rispetto al periodo precedente. Nonostante la riduzione, il numero totale di esercizi in attività a fine giugno è rimasto stabile, con 98.564 attività, solo lo 0,2% in meno rispetto a un anno prima. Questo fenomeno indica un mercato in rapida trasformazione, dove il turnover delle attività è sempre più elevato.
Un processo di selezione
La pressione dei costi sta diventando un gigantesco processo di selezione: la domanda c’è ancora e gli imprenditori continuano a investire, ma mantenere in vita un ristorante, un pub o un bar diventa sempre più difficile. Molti esercizi, come il The Oyster Club, hanno chiuso dopo anni di attività, mentre altri, come quelli di Tom Kerridge, hanno scelto di concentrarsi sul proprio brand piuttosto che sul ristorante. Questo scenario dimostra come la crisi non riguardi solo un settore, ma interessa l’intero mercato, con un’accelerazione del ricambio tra aperture e chiusure. La situazione potrebbe peggiorare se i prezzi degli approvvigionamenti continueranno a salire, proprio quando molti speravano nel contrario.
La filiera alimentare è fragile e i costi non si fermano. Caldo estremo in Europa, problemi nelle forniture, carenza di bestiame e limiti alle quote di pesca stanno esercitando una pressione crescente sulle materie prime. Anche verdure e latticini, che avevano contribuito a contenere l’inflazione nei mesi precedenti, sono tornati a rincarare. Shaun Allen, CEO di Prestige Purchasing, ha definito l’aumento mensile dell’1,8% «un duro promemoria di quanto rimanga fragile la filiera alimentare». Reuben Pullan di NIQ ha osservato che le speranze dell’hospitality di ottenere sollievo dal calo del petrolio «sono state deluse a giugno». La situazione non si risolve con un solo fattore, ma è il risultato di una combinazione di pressioni economiche e ambientali.
La crisi ha reso necessario un cambio di modello per molti ristoratori. Mentre alcuni si concentrano sul brand, altri cercano di adattarsi ai nuovi costi e alle nuove dinamiche del mercato. Il settore dell’hospitality, pur rimanendo in attività, si trasforma in modo rapido e continuo, con un turnover che non sembra destinato a calmarsi. La sfida per i ristoratori britannici è sempre più complessa, ma il mercato non si ferma.
