Olimpiadi di guerra: quando la pace si giocò tra le bombe

Nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, in Italia e in altri luoghi di guerra si celebrarono giochi olimpici simbolici.

Atleti e soldati si sfidano in gare simboliche durante la Seconda guerra mondiale
Atleti e soldati si sfidano in gare simboliche durante la Seconda guerra mondiale

Nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, in Italia e in altri luoghi di guerra si celebrarono giochi olimpici simbolici. Non ci furono i giochi olimpici previsti a Londra, ma a Roma, a Parigi, a Losanna e persino nei lager tedeschi la ricorrenza fu osservata. Di propaganda bellica e di appelli all’ideale olimpico di pace e fraternità. Come venne celebrato Pierre de Coubertin, morto nel 1937? E così rimasero, come detto, nel ricordo degli atleti – tra i quali lo zio del mio amico americano.

Un’idea nata da un ricordo personale

Il libro Le Olimpiadi del 1944, scritto da Mario Tedeschini Lalli, ricostruisce questi avvenimenti nel più generale contesto politico e bellico, raccontando la storia di alcuni partecipanti. L’idea del libro è nata da un ricordo personale: un amico americano 15 anni fa chiese a Mario Tedeschini Lalli di visitare i luoghi delle “Olimpiadi di Roma del 1944”, perché suo zio vi aveva preso parte. Lì per lì, il giornalista pensò che si sbagliasse; poi, scavando, scoprì che in effetti gli alleati organizzarono nella Roma appena liberata gare di atletica e di nuoto che nella pubblicistica dell’epoca e nei ricordi dei partecipanti furono semplicemente le “Olimpiadi di Roma”.

Un’esperienza di sport e resistenza

Quei mesi furono anche una stagione di sport. Furono mesi di battaglie campali e di improbabili gare. Di propaganda bellica e di appelli all’ideale olimpico di pace e fraternità. A Roma, oltre ad intrattenere le truppe, gli alleati vollero segnare un colpo propagandistico, svolgendo le gare dove Mussolini pensava di organizzare le Olimpiadi vere. Losanna, nella neutrale Svizzera, tenne fede all’impegno preso prima della guerra di celebrare il Cinquantenario delle Olimpiadi moderne. Nei campi di prigionia tedeschi, gli ufficiali polacchi vollero tener vivo uno spirito nazionale e la speranza di pace.

Subito dopo la liberazione di Roma, all’inizio di giugno 1944, gli alleati pensarono utile sfruttare la città sportiva dell’allora Foro Mussolini (ora Foro Italico) per organizzare giochi cui partecipassero atleti di tutto il “Teatro di operazioni mediterraneo”, dal Marocco, al Nord Africa, Cipro, l’Italia. Le squadre non erano però “nazionali”, ma per zona operazioni (quelli della Quinta armata, quelli dell’Ottava, quelli delle Basi atlantiche ecc.). Nessuno chiamò ufficialmente quei giochi “Olimpiadi”, ma i giornalisti americani capirono benissimo: erano “Olimpiadi alleate”.

Willie Steele vinse a Roma nel salto in alto e nel salto in lungo, continuando la guerra come nulla fosse. Notevoli anche le storie degli straordinari nuotatori nippoamericani delle Hawaii, di un sottoufficiale ebreo jugoslavo che gareggiò in Svizzera, ma prima riuscì a farlo sotto falso nome anche in Italia e di un ufficiale polacco, ex-olimpionico, che organizzò i giochi nel campo di prigionia in Germania. La guerra stava per entrare nel suo quinto anno e nessuna pace pareva all’orizzonte. Eppure, quei mesi furono anche una stagione di sport. Furono mesi di battaglie campali e di improbabili gare. Di propaganda bellica e di appelli all’ideale olimpico di pace e fraternità.

  • Le Olimpiadi del 1944 furono celebrate in luoghi diversi, tra cui Roma, Parigi, Losanna e i lager tedeschi.
  • Le gare non erano nazionali, ma per zona operazioni.
  • Willie Steele vinse a Roma e poi vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra.