Elezioni a Como: i partiti preferiscono i nomi di partito, anche se non vincono

In una città dove i civici non hanno mai vinto, i partiti si fermano a cercare nomi di partito, anche se non si dimostrano all’altezza.

Da quasi 25 anni, a Como, i partiti di destra e sinistra si sono dimostrati incapaci di produrre candidati vincenti, preferendo spesso nomi esterni alla struttura partitica, pur senza successo. Anche se in alcuni casi, come nel 2002 e nel 2007, i candidati di partito hanno vinto, la storia recente mostra una tendenza costante: i civici, i para-civici e i nomi esterni non si sono mai rivelati investimenti vincenti. A partire dal 2002, con il successo di Stefano Bruni, il centrodestra ha dimostrato una capacità di produrre candidati credibili, mentre il centrosinistra, con il caso di Giovanni Moretti, ha visto un’altra sfida impossibile. Anche se Moretti si presentò come indipendente, il risultato fu comunque in favore del partito.

La parentesi dei civici e la loro sconfitta

Dopo il mandato di Bruni, il centrodestra ha tentato di rinnovarsi con candidati non di partito, come Laura Bordoli nel 2012. La commercialista vinse le primarie di coalizione, ma il risultato fu comunque in favore del partito. Anche se il centrodestra si sciolse in una parentesi di civici, il successo fu limitato. Nel 2017, il centrodestra si ricompattò intorno a Mario Landriscina, un nome di area, mentre il centrosinistra puntò su Maurizio Traglio, un civico di origine aziendale. Il risultato fu un’altra sconfitta per i civici, con Landriscina che, pur vincendo, non fu ricandidato dalla sua stessa maggioranza.

La scelta di candidati esterni non ha mai portato risultati duraturi. Anche quando i civici hanno raggiunto il ballottaggio, come nel caso di Barbara Minghetti nel 2022, il risultato è stato in favore di un candidato puro, Alessandro Rapinese. Il centrosinistra, pur avendo scelto un nome di spicco, ha visto il civico puro vincere con il 40% al primo turno. La tendenza si conferma: i partiti preferiscono i nomi di partito, anche se non si dimostrano all’altezza.

Il 2022 e il ritorno del civico puro

Arrivati al 2022, il centrodestra sostituì Landriscina con Giordano Molteni, un nome esterno ma non di partito. Il risultato fu sconfortante: Molteni non raggiunse il ballottaggio, mentre il civico puro Alessandro Rapinese vinse con il 40% al primo turno. Il centrosinistra, invece, scelse Barbara Minghetti, un’altra scommessa civica. Anche se Minghetti raggiunse il ballottaggio, il risultato fu in favore di Rapinese, che si presentò come emblema dell’antipartitismo. La scelta di candidati esterni non ha mai portato risultati duraturi. Anche quando i civici hanno raggiunto il ballottaggio, come nel caso di Barbara Minghetti nel 2022, il risultato è stato in favore di un candidato puro, Alessandro Rapinese. Il centrosinistra, pur avendo scelto un nome di spicco, ha visto il civico puro vincere con il 40% al primo turno. La tendenza si conferma: i partiti preferiscono i nomi di partito, anche se non si dimostrano all’altezza.

La storia delle elezioni a Como mostra una tendenza costante: i partiti preferiscono i nomi di partito, anche se non si dimostrano all’altezza. I civici, pur in alcune occasioni, non hanno mai vinto. La domanda che si pone è: come si spiega questa scelta, quando i risultati sono sempre gli stessi? La risposta potrebbe essere nella mancanza di alternative e nella scarsa capacità di produrre candidati credibili all’interno dei partiti.

  • Stefano Bruni (2002 e 2007): vittoria del centrodestra
  • Giovanni Moretti (2002): sconfitta del centrosinistra
  • Laura Bordoli (2012): vittoria del civico
  • Mario Landriscina (2017): sconfitta del civico
  • Alessandro Rapinese (2022): vittoria del civico puro