La rendita immobiliare e il caro affitti nelle città di sinistra
L’aumento dei canoni di affitto nelle città di centrosinistra e il ruolo del mercato immobiliare nel determinare l’accesso alla casa.
Le città di centrosinistra italiane, come Milano, Firenze, Roma e Bologna, registrano un aumento significativo dei canoni di affitto, con una crescente domanda per stanze singole e un mercato immobiliare in continua trasformazione. Questo fenomeno, che si inserisce in un contesto di postindustrializzazione e sviluppo economico, ha reso sempre più difficile l’accesso alla casa per una parte crescente della popolazione. La crescita degli affitti, in particolare per porzioni di immobili, riflette una dinamica complessa tra politiche locali, investimenti e dinamiche economiche. La domanda di abitazioni non si limita a nuclei familiari, ma include studenti, professionisti e lavoratori temporanei, che spesso si trovano a dover affittare spazi limitati in base al loro reddito.
La domanda per stanze singole e il mercato immobiliare
Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, nel 2025 il 34,9% dei nuovi contratti di locazione registrati nei capoluoghi riguarda porzioni di abitazioni, contro una quota inferiore al 24% nel 2018. In sette anni, il numero di questi contratti è aumentato del 71,8%, raggiungendo le 242mila unità. Circa tre quarti riguardano locazioni transitorie o destinate agli studenti, mentre una parte consistente del fenomeno si concentra nei maggiori centri urbani. La stessa abitazione viene così valorizzata attraverso una pluralità di rapporti contrattuali, ciascuno costruito sulla capacità di spesa del singolo occupante.
Le città più costose, in termini di canoni per una stanza singola, sono quelle amministrate da coalizioni di centrosinistra. A Milano, Firenze, Roma e Bologna, il costo medio mensile per una stanza singola supera i 585 euro, con un aumento del 41% tra marzo 2020 e marzo 2026, dieci punti percentuali in più rispetto ai monolocali. La crescita pluriennale ha modificato sensibilmente il rapporto tra redditi e spesa abitativa, con conseguenze dirette sulle possibilità di insediamento per una parte della popolazione. La locazione parziale consente al mercato di assorbire una domanda che non dispone dei mezzi sufficienti per affittare un’abitazione autonoma, senza che questo comporti necessariamente una riduzione della pressione sui prezzi.
La politica di sviluppo e la gentrificazione
Le amministrazioni progressiste perseguono obiettivi di sviluppo economico e attrazione degli investimenti, mentre movimenti e organizzazioni collocati nella medesima area culturale contestano gli effetti che questi processi possono produrre sul mercato abitativo. La metropoli postindustriale costruisce la propria attrattività attraverso università, servizi avanzati, turismo, cultura, grandi eventi, riqualificazione urbana e investimenti infrastrutturali. Il patrimonio immobiliare costituisce contemporaneamente una condizione materiale di questo sviluppo e uno dei principali strumenti attraverso cui il suo valore economico viene realizzato.
La gentrificazione appare come un processo di riorganizzazione economica dello spazio urbano. L’aumento dell’attrattività può tradursi in una redistribuzione della popolazione sulla base della capacità di spesa. A questa dinamica contribuiscono anche altri fattori, fra cui la crescita del turismo e la concorrenza tra locazioni residenziali e affitti brevi. La Banca d’Italia segnala che, secondo gli agenti immobiliari intervistati, il peso delle locazioni brevi continua a incidere significativamente sull’aumento dei canoni in numerose città. È una pressione che alcune amministrazioni tentano di contenere, come nel caso di Firenze, che ha esteso il blocco delle nuove autorizzazioni per affitti turistici brevi a diverse zone esterne al centro storico.
La città progressista contiene perciò soggetti collocati in posizioni economiche differenti, accomunati più da un medesimo ambiente urbano che da un rapporto uniforme con la proprietà e la rendita. Vi convivono professionisti ben retribuiti, lavoratori precari, studenti, proprietari immobiliari, operatori culturali, associazioni e movimenti per la casa. La prossimità culturale non elimina le differenze materiali tra questi gruppi, mentre la questione abitativa offre un terreno sul quale tali differenze possono trasformarsi in conflitto politico.
