Report difende Ranucci: “Nessuno ha mai chiesto la sua rimozione”

Report difende Ranucci: nessuno ha mai chiesto la sua rimozione, la squadra ribadisce l’appoggio al conduttore.

Dopo l’ordinanza del tribunale di Roma che ha respinto la richiesta di Ranucci di reintegro alla conduzione di Report, la squadra del programma ha espresso un chiaro sostegno al conduttore. “Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione”, hanno dichiarato. La decisione del tribunale, motivata dal clima di “profonda frattura” creatosi in redazione, ha scatenato polemiche, ma la squadra di Report ha ribadito che le inchieste resteranno l’arma principale per rispondere alle critiche. “Dobbiamo dimostrare al nostro pubblico che siamo sempre noi, più forti e rigorosi di prima”, ha sottolineato la neo co-conduttrice Claudia Di Pasquale.

Un lavoro collettivo e indipendente

La squadra ha sottolineato che le decisioni sulla conduzione del programma sono state prese dall’azienda, ma che si è battuto per non minacciare l’autonomia e l’indipendenza del lavoro. “Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende”, hanno chiarito. “Report non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo”, hanno aggiunto. La squadra ha anche ribadito che non è esistita una frattura interna, ma una narrazione alimentata per non lasciare Ranucci solo nel momento più difficile.

La squadra ha sottolineato che non è esistita una frattura interna, ma una narrazione alimentata per non lasciare Ranucci solo nel momento più difficile. Per questo, hanno spiegato, è stato creato un gruppo di lavoro che si occupa di verificare e analizzare le inchieste, garantendo una maggiore rigorosità e autonomia. “Per questo, annuncia, ‘è stato creato in redazione un red team, sul modello della tv pubblica svedese: un gruppo di tre persone che farà l’avvocato del diavolo delle inchieste'”, ha spiegato Di Pasquale. Questo passo rappresenta un ulteriore impegno per mantenere la qualità e l’integrità del lavoro di Report.

Un nuovo modello per le inchieste

La squadra ha annunciato la creazione di un “red team”, ispirato al modello della tv pubblica svedese, che agirà come “avvocato del diavolo” per le inchieste. Si tratta di un gruppo di tre persone che garantirà una verifica rigorosa e un’analisi critica, contribuendo a mantenere l’autonomia e l’integrità del lavoro. “Per questo, annuncia, ‘è stato creato in redazione un red team, sul modello della tv pubblica svedese: un gruppo di tre persone che farà l’avvocato del diavolo delle inchieste'”, ha spiegato Di Pasquale. Questo passo rappresenta un ulteriore impegno per mantenere la qualità e l’integrità del lavoro di Report.

La squadra ha ribadito che non è esistita una frattura interna, ma una narrazione alimentata per non lasciare Ranucci solo nel momento più difficile. Ranucci, nel frattempo, ha ribadito il rispetto per la decisione del giudice e ha ricordato di avere tempo fino a lunedì per rispondere alle tre opzioni alternative offertegli dall’azienda: vicedirettore al Tg3, a Rainews o corrispondente dal Cairo. “Mi consulto anche con i legali e vedremo quali saranno le strade più opportune”, ha detto. L’ex conduttore ha anche sottolineato che continuerà a battersi, nonostante l’età: “Mi sento giovane per la pensione”.

Intanto, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha auspicato che il consigliere Rai Roberto Natale, tra i più accaniti difensori di Ranucci, si scusi con i dirigenti della Rai e con il Tg1 per aver messo in dubbio la veridicità di un documento interno alla redazione e per aver attaccato la libera decisione editoriale del direttore e dei giornalisti. Natale, però, ha replicato affermando di non sentirsi obbligato a chiedere scuse né alla Rai né al Tg1, ricordando di aver insistito per accertare se il rapporto con Lavitola avesse condizionato la scelta dei temi e dei contenuti di Report.