La Gen Z ricca spende di più in collezioni, ma preferisce la privacy
La Gen Z spende di più in opere d’arte e lusso, ma preferisce la privacy e non mostra le opere su Instagram.
La Gen Z, la generazione più giovane e ricca del momento, spende in media 328.880 dollari in opere d’arte e oggetti da collezione nella prima metà del 2026, un importo superiore al doppio rispetto ai baby boomer e ai millennial. Tuttavia, non si aspetti di vedere i loro acquisti su Instagram o altri social media. I dati rivelano una preferenza per la riservatezza, con i giovani collezionisti che limitano l’accesso alle proprie opere a pochi, come familiari o amici stretti.
Spese elevate, ma con una forte attenzione alla privacy
Sebbene la Gen Z spenda di più in opere d’arte, le opere rappresentano solo il 28% della spesa totale, la quota più bassa tra tutte le generazioni. La maggior parte del denaro viene destinata a oggetti da collezione, con gioielli e pietre preziose che rappresentano la categoria principale. Nella prima metà del 2026, i giovani hanno speso in media 151.310 dollari in gioielli, una cifra superiore di oltre cinque volte rispetto alla Gen X. La Gen Z ha anche guidato le spese in altre categorie, come borse di lusso, vino e whisky, e cimeli sportivi.
La Gen Z è la generazione più riservata nel condividere le proprie collezioni online. Il 39% di loro limita le visite ai membri della famiglia o agli amici più stretti, una percentuale quasi doppia rispetto a qualsiasi altra generazione. Inoltre, solo il 10% si è avvicinato al collezionismo attraverso i canali online, contro il 16% della Gen X. La preferenza per la privacy si estende anche alle condivisioni online: il 25% ha pubblicato apertamente contenuti sulle proprie collezioni, rispetto al 36% dei millennial.
Una cultura del quiet luxury e una forte attenzione alla sicurezza
La Gen Z sembra privilegiare un concetto di lusso discreto, noto come “quiet luxury”. Questo implica spendere molto in beni materiali, ma mostrare le opere solo a pochissime persone. La tendenza è legata alla volontà di ridurre l’attenzione o il giudizio dei coetanei o dell’ambiente professionale. Secondo Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, il status dipende meno dal prezzo e più da “rarità, provenienza, originalità e scoperta”.
La riservatezza è un valore chiave per i collezionisti della Gen Z. La stessa preferenza emerge nei musei e nelle esposizioni. Tra i collezionisti della Gen Z che hanno prestato opere, il 59% ha preferito rimanere anonimo, con il 6% che ha desiderato che il proprio nome fosse reso completamente pubblico. Questo è il tasso più basso tra tutte le generazioni. La stessa preferenza emerge tra le donne della Gen Z, che rendono visibili le proprie collezioni solo all’interno della propria abitazione nel 37% dei casi, contro il 16% degli uomini. La Gen Z ha anche una forte attenzione alla sicurezza online, con preoccupazioni legate ai dati personali, finanziari e relativi alle collezioni. Questo atteggiamento si sposa con una cultura di riservatezza che si estende a tutti i settori del lusso, compresi orologi, borse e sneakers. Non più del 20% dei collezionisti della Gen Z desidera ottenere riconoscimento persino all’interno delle comunità specializzate di collezionisti.
