Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere, non ha rimorsi»

Perito del tribunale conferma che Moussa Sangare è capace di intendere e volere, non ha rimorsi per l’omicidio di Sharon Verzeni.

Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere, non ha rimorsi»
Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere, non ha rimorsi»

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, è stato valutato da un perito del tribunale, il quale ha confermato che l’uomo è capace di intendere e volere, non mostrando rimorsi per l’atto commesso. La psichiatra Giuseppina Paulillo, incaricata di valutarne la salute mentale, ha escluso l’incapacità di intendere e di volere, rilevando che il giovane è affetto da un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale. L’analisi, condotta attraverso due colloqui e test psichiatrici, ha evidenziato un’assenza di empatia e una distanza emotiva verso chiunque, anche verso la madre da cui andava a cercare cibo dopo che era stata colpita da un ictus.

Un passato di maltrattamenti e un processo in corso

Sharon Verzeni, uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, è stata trovata morta mentre faceva jogging. L’indagine ha portato all’identificazione di Moussa Sangare come principale sospettato, anche se lui ha sempre protestato la sua innocenza. Durante la prima udienza in tribunale, vestito in camicia rossa e con occhiali da vista rettangolari, ha mormorato: «Sono innocente» e ripetuto: «Non è vero, non sono stato io». Fu disposta la perizia psichiatrica, in seguito a un’altra valutazione già effettuata nel processo per i maltrattamenti in famiglia, in cui era stato condannato a 3 anni e 8 mesi.

Un disturbo di personalità e un’assenza di empatia

La psichiatra ha sottolineato che Moussa Sangare non è affetto da una condizione che lo renda incapace di intendere e volere, ma presenta un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale. Questo ha portato a una mancanza di empatia e a un atteggiamento distaccato e indifferente verso gli altri, anche verso la madre. Il perito ha anche rilevato che, nonostante il conflitto in casa, il giovane non ha mostrato alcun segno di disturbo che possia influire sulla sua capacità di compiere atti volontari.

Nonostante le accuse, Moussa Sangare continua a dichiarare la sua innocenza. Afferma di essere stato solo un testimone che ha fuggito per paura del vero assassino. Ha anche confessato il falso dopo aver passato tre giorni in caserma senza dormire, ma ha giurato di non aver ucciso nessuno. Il Ris ha isolato una macchia di sangue della vittima sulla canna della sua bicicletta, ma lui non ha riconosciuto l’arma del delitto.

La perizia psichiatrica potrebbe influire sul processo. In quanto potrebbe portare a una condanna con l’ergastolo, se confermata la sua responsabilità. Tuttavia, Moussa Sangare non ha mai smesso di protestare la sua innocenza, mantenendo una posizione ferma e non collaborativa con le autorità. La sua storia, segnata da conflitti familiari e maltrattamenti, rimane un elemento cruciale per comprendere il contesto del suo comportamento e delle sue dichiarazioni.