Due anni dopo Giulia Cecchettin: il ricordo vive nei fiori, nei volti e nei messaggi di chi non si arrende

A due anni dal femminicidio di Giulia Cecchettin, la sua memoria vive nei fiori, nei volti e nei messaggi di chi non si arrende.

Due anni dopo Giulia Cecchettin: il ricordo vive nei fiori, nei volti e nei messaggi di chi non si arrende
Due anni dopo Giulia Cecchettin: il ricordo vive nei fiori, nei volti e nei messaggi di…

Oggi, a due anni dal tragico assassinio di Giulia Cecchettin, la sua memoria vive ancora. Dalla panchina rossa del campus di Ingegneria elettronica a Padova, dove i fiori compaiono ogni mattina, fino alle aule universitarie dove il volto della studentessa è impresso sui muri e nelle slide, il ricordo di Giulia non si è spento. Il 11 novembre 2023, la comunità universitaria e l’intera Italia furono sconvolte dalla notizia dell’uccisione con 75 coltellate della 22enne di Vigonovo, Filippo Turetta. Due anni dopo, la ferita è ancora aperta, e il dolore non si è placato.

La memoria vive nei fiori e nei volti

Dal mattino, i primi fiori si posizionano sulla panchina rossa, simbolo di una comunità che non si dimentica. L’aula studio Giulia Cecchettin, con il volto della ragazza inciso sul muro, è un ricordo tangibile. Gli studenti, che affollano le aule del Dipartimento di Ingegneria in via Gradenigo, si trovano ogni giorno di fronte a un volto che non si cancella. «Tutti conoscete la triste ricorrenza», dice Chiara Giulia Fontanella, docente di Meccanica dei tessuti biologici, mentre inizia la sua lezione. Dietro di lei, una slide mostra il volto di Giulia e due date: 11 novembre 2023 e 11 novembre 2025. «Sappiate che se vedete o vivete situazioni di violenza non dovete rimanere in silenzio», ricorda la docente, con un tono che non ammette scuse.

Un impegno che non si ferma

La memoria di Giulia non è solo un ricordo, ma un impegno. Dopo il suo assassinio, si diceva spesso «dobbiamo fare in modo che sia l’ultima», ma purtroppo non è stato così. Dopo di lei, sono centinaia le donne uccise da uomini che dicevano di amarle. «Quanto fatto per cambiare la società ancora non basta», osserva un docente, mentre gli studenti si preparano per le lezioni. Il ricordo di Giulia diventa quindi un appello a rinnovare l’impegno contro la violenza di genere, a ogni livello. Dalle aule universitarie alle situazioni quotidiane, la sua voce è ancora presente.

La giustizia ha fatto il suo corso: Filippo Turetta è stato condannato all’ergastolo, e non ci sarà l’appello, dato che sia l’accusa che la difesa vi hanno rinunciato. La prima per riconoscere l’aggravante della crudeltà, la seconda contro la premeditazione. Ma non è la cronaca giudiziaria a riempire i pensieri di chi, a due anni di distanza, ricorda Giulia. A Venezia, durante la consegna dei diplomi di laurea in Piazza San Marco, l’università Ca’ Foscari ha dedicato la cerimonia a Giulia e a Valeria Solesin, uccisa dieci anni fa nella strage del Bataclan a Parigi. «Due giovani ragazze uccise con violenza inaudita», ha ricordato l’università.

Per il presidente della Regione Luca Zaia, «a distanza di due anni, il dolore è vivo ed è uno stato d’animo che si fa ancora più acuto ogni volta che la cronaca ci mette di fronte a un nuovo caso di femminicidio». Anche la padovana Virginia Libero, neoletta Segretaria dei Giovani democratici, si sofferma sulle altre vittime di femminicidio: «Giulia non è stata l’ultima. Per lei e per tutte dobbiamo continuare a lottare, a decostruire, a educarci e a educare per prevenire». Il vicesindaco Andrea Micalizzi aggiunge: «A due anni dal femminicidio di Giulia, il nostro pensiero va a lei a tutte le donne che ogni giorno subiscono violenze».

Oggi è un altro giorno. Il ricordo di Giulia obbliga a impegnarsi affinché non ci siano altre donne vittime di violenza. «Siamo ancora qui per fare rumore», dice una voce che non si è mai spenta. La sua storia è un appello, un richiamo, un impegno che non si ferma. La sua memoria vive nei fiori, nei volti e nei messaggi di chi non si arrende.