Caro carburanti, Verona registra un aumento di 256 milioni e si colloca all’ottavo posto in Italia

Verona registra un aumento di 256 milioni nel caro carburanti, collocandosi all’ottavo posto in Italia per rincari.

Verona all’ottavo posto in Italia per aumento dei prezzi del carburante

La spesa per benzina e gasolio a Verona ha registrato un incremento di 256 milioni di euro nel 2026, portando il totale a 1,486 miliardi, con un aumento medio mensile di 21,3 milioni. La provincia si colloca all’ottavo posto in Italia per rincari, superando solo alcune regioni del Nord Italia. Il Veneto, nel suo complesso, occupa il terzo posto per aumento mensile in valore assoluto, con un aggravio di 106,1 milioni di euro al mese. Il tetto ai prezzi fissato per ottobre da Eni e altre compagnie petrolifere non ha impedito al conto nazionale di restare elevato.

Le imprese e i cittadini affrontano un aumento dei costi senza possibilità di trasferirli

Autotrasportatori, agricoltori, pescatori, tassisti e piccole aziende di servizi vedono aumentare i costi di gestione senza sempre la possibilità di trasferirli sui clienti. La spesa per il carburante è diventata per molte famiglie una voce fissa e ingombrante, capace di erodere il potere d’acquisto e di imporre rinunce su altri consumi. Le imprese affrontano una situazione ancora più delicata, con un aumento del debito che potrebbe trasferire il problema sulle generazioni future senza risolverlo in modo strutturale. La Cgia propone due strade per mitigare l’impatto del caro carburante

La Cgia ritiene difficile immaginare un ritorno dei prezzi alla pompa ai livelli precedenti alla crisi finché non si chiuderà il conflitto in Medio Oriente. L’associazione propone due opzioni per mitigare l’impatto del caro carburante: il taglio delle uscite pubbliche o l’aumento del debito. La prima ipotesi prevede una riduzione dell’1% delle spese pubbliche, che libererebbe quasi 11 miliardi di euro da destinare al contenimento degli aumenti di benzina e diesel. La seconda opzione, sebbene critica, potrebbe offrire ossigeno ad automobilisti e attività economiche, permettendo loro di recuperare liquidità.

Le tensioni geopolitiche influenzano i prezzi del carburante

I prezzi della benzina e del gasolio sono cresciuti del 29,1% e del 36,6% rispettivamente dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico. Nella settimana compresa tra il 21 e il 27 settembre 2026, i prezzi in modalità self-service si sono attestati mediamente a 2,16 euro al litro per la benzina e a 2,35 euro per il gasolio. La Cgia sottolinea che le tensioni sulle forniture, l’incertezza legata alle rotte del greggio e la volatilità dei mercati energetici continuano a riflettersi sul costo di benzina e diesel.

  • La spesa per benzina e gasolio nel 2026 raggiungerà 7,466 miliardi di euro, con un aumento del 20,6% rispetto al 2025.
  • Le grandi aree metropolitane risultano le più penalizzate, con Roma in testa a 68,5 milioni in più al mese.
  • La Cgia critica l’immobilismo dell’Unione europea, che non ha concesso agli Stati membri la possibilità di superare i vincoli di bilancio per compensare almeno in parte i rincari.

Le famiglie e le imprese chiedono soluzioni strutturali

La ricerca delle risorse necessarie per attenuare gli aumenti, in attesa di una soluzione geopolitica dai tempi incerti, può seguire due strade, entrambe caratterizzate da controindicazioni. La riduzione delle uscite di bilancio appare però tecnicamente difficile da realizzare a tre mesi dalla fine dell’anno. La Cgia sottolinea che esistono ancora capitoli di bilancio sui quali agire attraverso la riduzione di sprechi, sperperi e inefficienze. Gli italiani beneficiano ogni anno di 130 miliardi di euro di agevolazioni fiscali tra deduzioni e detrazioni. L’Ufficio studi si domanda se un’attenta razionalizzazione di questi benefici possa consentire di recuperare una decina di miliardi da destinare al contrasto del caro carburante.