Proteste in piazza, decreti casa bocciati in Spagna
In Spagna, proteste in piazza per la convalida dei decreti casa, bocciati in Parlamento.
Le piazze spagnole si sono nuovamente animate per chiedere la convalida dei decreti casa, dopo che il governo ha visto i provvedimenti bocciati in Parlamento. La protesta, che ha visto migliaia di cittadini in piazza, è nata dopo lo sfratto di un’87enne, Maricarmen, e si è estesa in tutta la Spagna. La crisi abitativa, un tema centrale del dibattito politico, ha spinto i manifestanti a prendere le strade, con slogan come “I vostri guadagni, la nostra miseria!”.
Due decreti bocciati, sconfitta politica
Il governo, guidato da Pedro Sanchez, ha presentato due decreti d’urgenza per affrontare l’emergenza abitativa, ma entrambi sono stati respinti. Il primo decreto, che prevedeva il rinnovo automatico dei contratti d’affitto e indennizzi per i proprietari, è stato bocciato con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo, che aveva come unica misura il rinnovo automatico per due anni dei contratti in scadenza nel 2028, è stato respinto con 184 no e 166 sì. La sconfitta ha messo in crisi il governo e aperto la strada a possibili elezioni anticipate.
La pressione dei manifestanti e il rischio di elezioni
Le proteste, che si sono intensificate dopo lo sfratto di Maricarmen, hanno visto migliaia di persone occupare le piazze, tra cui Puerta del Sol a Madrid. La ministra della Casa, Isabel Rodriguez, ha ricordato che il governo aveva recepito numerose richieste del partito di Carles Puigdemont, ma non è bastato a convincere i deputati. La democrazia avanzata non può permettersi un altro sfratto, ha detto la ministra. Il premier, Pedro Sanchez, ha fatto appello ai deputati a “mettere da parte i calcoli politici” e pensare alle famiglie in difficoltà, ma non è servito a cambiare il risultato.
Le forze di destra, come il Partito Popolare e Vox, hanno giocato un ruolo determinante nel respingere i decreti, insieme ai 7 deputati della forza indipendentista catalana Junts. Il voto di Junts ha certificato le difficoltà del fragile equilibrio parlamentare su cui si basa la legislatura spagnola. La sconfitta ha aperto la strada alle urne, con la possibilità di elezioni anticipate già a fine novembre.
Un’occasione per portare la questione della casa alle urne
Per una parte del Psoe, la caduta dei decreti potrebbe trasformarsi da sconfitta in un’occasione per portare la questione della casa alle urne. Il voto contro le destre e Junts potrebbe diventare un cavallo di Troia per le forze in ascesa, dopo la crisi migratoria a Ceuta e le inchieste per presunta corruzione che assediano alcuni dirigenti socialisti. Sanchez dovrà valutare le condizioni degli alleati, in particolare di Sumar, che non ha ancora completato il progetto di ‘Frente Amplio’. Il governo sta valutando se la mobilitazione di questi giorni rappresenti un fenomeno sufficientemente ampio e duraturo da giustificare un voto anticipato. La prima data possibile indicata è domenica 29 novembre, secondo fonti governative. La prospettiva non è priva di rischi, ma la crisi abitativa sembra essere diventata un tema centrale che non può essere ignorato.
