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La fine del regime è una liberazione per la comunità di Deir Mar Musa

Alessandro Santandrea October 3, 2026

Suor Houda Fadoul racconta la vita a Deir Mar Musa dopo la caduta del regime siriano.

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La fine del regime di Bashar al-Assad è stata una liberazione, afferma suor Houda Fadoul, superiore della comunità monastica di Deir Mar Musa. Dopo aver vissuto la guerra e la crisi in Siria dal 1993, la religiosa racconta la sua esperienza di convivenza con i musulmani e la continua ricerca di dialogo e fraternità. La comunità, fondata da padre Paolo Dall’Oglio, ha attraversato anni di conflitti, ma oggi si concentra su progetti di solidarietà e formazione. La sua voce, forte e speranzosa, risuona come un segno di speranza per un Paese in cerca di pace.

Un’esperienza di dialogo e condivisione

La comunità di Deir Mar Musa, che ospita circa 170 bambini, ha sempre cercato di vivere il dialogo con i musulmani non solo come scelta teorica, ma come vocazione. Suor Houda spiega che il lavoro di padre Paolo Dall’Oglio si basa su un’idea profonda: la condivisione del quotidiano come strumento di riconciliazione. Anche oggi, i giovani della scuola di musica, che ricevono lezioni da insegnanti cristiani e musulmani, partecipano a momenti di preghiera e condivisione. Questi piccoli gesti, spiega la religiosa, sono un segno concreto di un futuro in cui cristiani e musulmani possano crescere insieme.

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Un’eredità custodita e un futuro in costruzione

Dopo la caduta del regime, la comunità ha trovato una forma di liberazione, non solo politica, ma anche spirituale. Suor Houda ricorda come, per anni, non fosse possibile pronunciare il nome di padre Paolo o pregare per lui pubblicamente. Ora, invece, la sua figura è ricordata con gioia e gratitudine. La sua eredità, però, non si limita al ricordo: si esprime attraverso progetti concreti, come l’asilo per i bambini e la scuola di musica. La comunità, che ha sempre scelto di restare nel monastero nonostante i pericoli, continua a lavorare per un futuro in cui la fraternità possa essere una realtà.

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La guerra ha lasciato ferite profonde, ma anche la speranza. Suor Houda spiega che la gente desidera una vita semplice, stabile e dignitosa. La comunità, però, non si ferma: continua a pregare per la giustizia e per un futuro in cui tutti i siriani possano guardare al domani con fiducia. Anche se il Paese si trova in una situazione disastrosa, la sua esperienza dimostra che il dialogo e la condivisione possono portare frutti anche in mezzo alla sofferenza.

La scuola di musica è un simbolo di dialogo e speranza.

La scuola di musica, fondata nel 2016, vede partecipare insegnanti cristiani e musulmani. I ragazzi, tra i 6 e i 18 anni, trovano nella musica un modo per superare i traumi della guerra e guardare al futuro con maggiore fiducia. Anche i piccoli gesti quotidiani, come l’ospitalità di una donna musulmana nella cucina del monastero, sono un segno di dialogo autentico. La comunità, con i suoi progetti e la sua dedizione, continua a essere un punto di riferimento per un Siria in cerca di riconciliazione.

La voce di suor Houda Fadoul è un segno di speranza per un Paese in cerca di pace. La sua esperienza, fatta di dialogo, condivisione e lavoro concreto, dimostra che è possibile costruire un futuro in cui cristiani e musulmani possano vivere insieme. La fine del regime, per lei, non è solo un evento storico, ma una liberazione che ha aperto la strada a nuove possibilità. La partecipazione delle donne al Sinodo ha aperto nuove opportunità. La comunità ha sempre visto un ruolo importante delle donne nella vita delle comunità religiose. La partecipazione alle votazioni durante il Sinodo è stata un passo significativo, che ha dato voce a una tradizione antica e presente. La sua esperienza di oltre nove anni alla guida della comunità le ha insegnato che una comunità cresce quando ciascuno mette a disposizione i propri talenti e li condivide con gli altri.

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