Giulia Cecchettin e la sentenza Turetta: un passo verso la lotta ai femminicidi
La sentenza Turetta potrebbe aiutare a combattere i femminicidi, come sottolinea la famiglia di Giulia Cecchettin.

Un simbolo per combattere la violenza di genere
Due anni dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, il caso Turetta emerge come un simbolo di lotta contro la violenza di genere. Per Giulia, per tutte le altre Giulia, e per evitare che ci siano più altre Giulia, non serve un minuto di silenzio. La sua storia, purtroppo, non è unica: i dati dell’Osservatorio Non una di meno sui femminicidi mostrano che, fino all’8 novembre 2025, in Italia sono stati registrati 78 femminicidi. La violenza non si ferma, e il sacrificio di Giulia potrebbe generare un cambiamento reale, profondo e duraturo. Leggere la sentenza di ergastolo del suo assassino potrebbe aiutare tutte e tutti noi a comprendere meglio la gravità del fenomeno.
Un futuro costruito in suo nome
Il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha scelto di «costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome». Ha dato vita a una fondazione intitolata a lei, che promuove un cambiamento sociale e culturale. «Dobbiamo imparare a riconoscere e a respingere ogni forma di violenza», ha detto Gino, citando le parole che hanno accompagnato la sua perdita. La sentenza Turetta non è solo un atto giudiziario: è un segnale di cambiamento. L’ergastolo, come previsto, rappresenta una risposta forte e definitiva al crimine. Ma il vero cambiamento parte da una consapevolezza collettiva.
Non c’è nulla che possa onorare davvero Giulia Cecchettin, due anni dopo il suo femminicidio. Qualunque ritratto della sua intelligenza, dei suoi sogni, del suo desiderio di essere libera di scegliere per sé stessa, sarebbe riduttivo. Ogni tentativo di ricostruire le modalità con cui Filippo Turetta l’ha uccisa sarebbe uno schiaffo al suo ricordo. Per questo, la famiglia di Giulia preferisce concentrarsi su un futuro costruito in suo nome.
La violenza di genere non è un problema isolato, ma un sistema che richiede una risposta strutturale. La sentenza Turetta potrebbe diventare un punto di riferimento per chi cerca di comprendere e contrastare la violenza. «Perché non ci siano più altre Giulia», ha detto Gino, «dobbiamo imparare a riconoscere e a respingere ogni forma di violenza». Questo è il messaggio che Giulia Cecchettin, attraverso la sua storia, ha lasciato al mondo. Ecco il motivo per cui la sua sentenza dovrebbe essere letta da tutti.
La sua storia non è solo un ricordo doloroso, ma un invito a agire. La sentenza Turetta rappresenta un passo avanti nella lotta contro i femminicidi, ma il vero cambiamento dipende da una società che riconosca e respinga la violenza. Leggere la sentenza di ergastolo potrebbe essere un modo per comprendere meglio il problema e agire con maggiore consapevolezza. La famiglia di Giulia, attraverso la fondazione che ha creato, continua a lavorare per un futuro migliore, costruito in suo nome.
