Il film tv su Carlo Acutis conquista il pubblico giovanile
Il film tv su Carlo Acutis ha ottenuto il 29,6% di share, attirando soprattutto i giovani.
Il film tv “Il mio nome è Carlo”, dedicato alla vita di san Carlo Acutis, ha registrato un successo straordinario, conquistando il 29,6% di share in prima serata su Canale 5. La fiction, trasmessa domenica 27 settembre, ha attirato un pubblico principalmente composto da ragazzi e giovani, con una percentuale molto alta di spettatori tra i 15 e i 34 anni. Il risultato ha superato nettamente la concorrenza, con Rai 1 che ha registrato solo il 10,8% di share per la sua commedia “Lo sposo indeciso”.
Un modello di vita che intercetta i giovani
Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa, ha commentato il successo del film, sottolineando come la figura di Carlo Acutis rappresenti un esempio di santità quotidiana che risuona con i giovani. “La testimonianza verace del santo della porta accanto piace ai giovani in cerca di senso”, ha detto Fabris. La vita di Carlo Acutis, pur semplice, è vista come un modello di azioni quotidiane che, pur non essendo esagerate, sono eccezionali e reali. Il fatto che una parte così consistente e cospicua dell’audience sia costituita da ragazzi e giovani mostra che, probabilmente, altre rappresentazioni, offerte dai media, del mondo giovanile e di situazioni anche emergenziali interessano meno proprio però i giovani che si trovano più in sintonia con un modello di vita volto a fare il bene. Questo successo dimostra che i giovani non sono indifferenti, ma cercano modelli concreti e reali.
Un’alternativa alle “3 S” del giornalismo tradizionale
Il successo del film tv ha anche messo in luce una tendenza in crescita: la preferenza per le buone notizie e i racconti di vita reale, piuttosto che per le storie basate sui “3 S” del giornalismo tradizionale – sangue, soldi e sesso. Fabris ha sottolineato come il film abbia rappresentato una scelta di scommessa, ma una scommessa vinta, soprattutto per un canale commerciale come Canale 5. “Un adeguato share è necessario, ma il risultato dimostra che le buone notizie possono essere altrettanto coinvolgenti”, ha affermato.
Certamente, quasi il 30% di share in prima serata la domenica sera è davvero un risultato molto significativo. Canale 5 è un canale commerciale, quindi se ha fatto questa scelta è perché ha fatto i suoi calcoli. La scommessa è stata rischiosa, ma vinta, e potrebbe segnare un cambiamento di prospettiva. Il film ha anche suscitato interesse per il modo in cui la santità può essere incarnata nella quotidianità, senza esagerazioni o drammi estremi. Fabris ha citato Madre Teresa di Calcutta come un altro esempio di una santa che ha fatto cose semplici ma eccezionali. “La santità non deve essere lontana, ma deve essere vissuta e condivisa”, ha concluso il professore.
Il successo del film tv su Carlo Acutis rappresenta un’opportunità per il giornalismo e la cultura televisiva: mostrare che le buone notizie, i racconti di vita reale e i modelli di comportamento positivo possono essere altrettanto importanti e coinvolgenti delle notizie negative. Un’alternativa che, secondo Fabris, potrebbe aiutare a cambiare la percezione del mondo e a offrire un’alternativa alla televisione strillata e piena di cronache nere.
- Il film “Il mio nome è Carlo” ha registrato il 29,6% di share in prima serata.
- Ha attirato un pubblico principalmente composto da ragazzi e giovani.
- Adriano Fabris ha sottolineato l’importanza della santità quotidiana.
- Il successo ha messo in discussione il ruolo delle “3 S” del giornalismo tradizionale.
Il successo del film tv su Carlo Acutis non è solo un risultato di audience, ma anche un segnale di cambiamento. Un segnale che, secondo Fabris, potrebbe spingere media e produttori a riconoscere il valore delle buone notizie e a offrire alternative più positive e reali ai giovani, che cercano senso e modelli di vita concreti.
