Gli haitiani espulsi dagli USA tornano in un inferno: emergenza umanitaria a Cap-Haïtien

Gli haitiani espulsi dagli Usa tornano in un inferno. Emergenza umanitaria a Cap-Haïtien con voli quotidiani e rischi per bambini e donne.

Dopo due ore di volo, gli haitiani espulsi dagli Stati Uniti tornano in un Paese in cui la violenza e la povertà dominano. Dalla fine di luglio 2026, gli USA hanno revocato lo status di protezione temporanea per Haiti, portando a un aumento esponenziale dei voli di espulsione verso Cap-Haïtien. La situazione, descritta come “molto caotica” da padre Clairvaux, vede migliaia di persone tornare a un Paese in cui la sicurezza è minima e l’aiuto non arriva. Gli haitiani, spesso privi di documenti, denaro e effetti personali, affrontano un ritorno traumatico, con rischi di tratta e stupri per bambini e donne.

Emergenza umanitaria a Cap-Haïtien

Il Servizio gesuita ai migranti, presente a Cap-Haïtien, non ha una struttura propria ma offre una prima accoglienza per una notte, un pasto caldo e kit alimentari. La popolazione della città è triplicata a causa dell’arrivo di migliaia di sfollati dalle zone meridionali e centrali del Paese, dove la violenza è massima. Secondo l’ONU, solo tra aprile e giugno sono state uccise oltre 1.400 persone a causa di bande criminali e scontri con la polizia. L’aeroporto di Port-au-Prince, la capitale, è impraticabile, e gli aerei atterrano a Cap-Haïtien, dove la situazione è estremamente critica.

La situazione è drammatica e le persone espulse tornano in un Paese in cui la vita è a rischio. Gli haitiani, spesso privi di documenti, denaro e effetti personali, affrontano un ritorno traumatico, con rischi di tratta e stupri per bambini e donne. La mancanza di supporto e di infrastrutture rende la situazione estremamente vulnerabile. La comunità internazionale deve intervenire per garantire i diritti di chi fuga da violenza e oppressione.

Deportazioni in Paesi africani

Non tornare in Haiti è solo una delle opzioni disponibili per i richiedenti asilo espulsi dagli Stati Uniti. Molti vengono “impacchettati” e spediti in Paesi africani, come il Congo, la Centrafricana, il Sudan o la Sierra Leone, con cui gli USA hanno siglato accordi per il “principio del Paese terzo sicuro”. Tuttavia, questi Paesi non offrono alcun supporto per la domanda d’asilo, e le persone sono costrette a attendere in condizioni di estrema vulnerabilità.

La legale Astrid Montealegre sottolinea che si tratta di una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. L’amministrazione Trump ha deciso di eliminare lo status di protezione temporanea, assimilando chi ne godeva a migranti irregolari. Questo ha portato a un’ondata di espulsioni, con conseguenze gravi per migliaia di persone. La legale sottolinea che il richiedente asilo non può essere equiparato a un criminale, ma il clima anti-migranti ha reso difficile la difesa dei diritti umanitari. La pressione sui legali e sugli avvocati è crescente, con limitazioni alla partecipazione alle udienze in remoto. L’avvocata Montealegre racconta che, a volte, deve recarsi fisicamente da California a Miami per assistere ai casi. La situazione è drammatica, e le persone espulse tornano in un Paese in cui la vita è a rischio, senza alcun supporto. La comunità internazionale deve intervenire per garantire i diritti di chi fuga da violenza e oppressione.