La grande rivolta araba dimenticata

Un film italiano riporta alla luce una pagina di storia dimenticata: la rivolta palestinese del 1936.

La grande rivolta araba del 1936, un episodio dimenticato della storia, è al centro di un film italiano che ha debuttato nelle sale italiane. Il film Palestine 36, diretto e prodotto da Annemarie Jacir, racconta le vite di personaggi palestinesi sconvolte dall’occupazione ebraica e dalle politiche coloniali britanniche. L’episodio, spesso ignorato nella narrazione occidentale, segna l’inizio di una serie di conflitti che hanno portato alla nascita dello stato israeliano e alla Nakba del 1948. La rivolta, scatenatasi dopo un incidente a Tulkarem, ha visto la popolazione palestinese mobilitarsi contro l’espansione ebraica, sostenuta da politiche coloniali britanniche.

La colonizzazione e l’espansione ebraica

La Palestina, sotto il mandato britannico da quasi vent’anni, ha visto un aumento esponenziale della popolazione ebraica. Tra il 1922 e il 1940, il numero di ebrei passò da 83.790 a 467.000, pari a un terzo della popolazione totale. Questo incremento fu favorito da politiche coloniali che permettevano l’acquisto o l’accaparramento di terre da parte di coloni ebrei. La proprietà ebraica delle terre aumentò da 60.100 a 155.200 ettari, alimentando il malcontento tra i palestinesi. La repressione britannica, con arresti arbitrari, demolizioni di case e massacri di civili, ha aggravato le tensioni.

La rivolta e la repressione

La rivolta scoppiò il 19 aprile 1936, dopo un incidente a Tulkarem in cui alcuni palestinesi uccisero due ebrei. Il Comitato supremo arabo proclamò uno sciopero generale, che durò sei mesi e scatenò una rivolta che andò avanti per tre anni. Le forze britanniche reagirono con brutalità, inviando 20mila soldati e mettendo in atto misure punitive severe. La repressione fu accompagnata da collaborazioni con la comunità ebraica, tra cui l’Haganah, organizzazione paramilitare che in seguito divenne parte dell’esercito israeliano.

La resistenza palestinese fu supportata da volontari arabi, ma la mancanza di una strategia unitaria e la frammentazione interna dei palestinesi, in particolare la rivalità tra clan, indebolirono la rivolta. Il bilancio fu pesante: cinquemila palestinesi furono uccisi, tra 15mila e 20mila feriti, 5.600 imprigionati e oltre duemila case distrutte. La rivolta si placò solo nel 1939, quando il Regno Unito emise un documento che prometteva di limitare l’immigrazione ebraica e di istituire uno stato palestinese indipendente.

Un film che racconta la storia

Il film Palestine 36, con una ricostruzione storica basata su immagini d’archivio, traccia parallelismi con la realtà attuale in Palestina. Essi suggeriscono che i metodi violenti ereditati da Israele, come arresti arbitrari e repressione del dissenso, furono già utilizzati dai colonizzatori britannici. Il film mette in luce la volontà dei palestinesi di prendere il controllo del racconto della storia, affrontando le pagine dimenticate per comprendere la devastazione attuale. La proiezione del film chiuderà il festival di Internazionale a Ferrara, con Annemarie Jacir che dialogherà con Catherine Cornet.