Dalla marginalità femminile alla strage di Bologna: storie che restano ai margini
Storie di donne senza casa e interrogativi sulla strage di Bologna: una cronaca che va oltre gli stereotipi.

La cronaca di oggi si interroga su storie che restano ai margini dello sguardo pubblico, come quelle delle donne senza casa e le conseguenze di un passato che non si è ancora del tutto chiarito. Dalla marginalità femminile alla strage di Bologna, il racconto si allarga a temi diversi ma connessi, spesso trascurati o raccontati attraverso stereotipi. L’attenzione si sposta su dati, testimonianze e riflessioni che cercano di dare voce a esperienze troppo spesso invisibili.
Le donne senza casa: un fenomeno in crescita
La marginalità femminile è un tema sempre più presente, ma spesso raccontato attraverso immagini che non riflettono la realtà. Negli ultimi anni, il numero di donne senza fissa dimora è aumentato, spesso a causa di esperienze di violenza, precarietà lavorativa o difficoltà familiari. Attraverso dati e testimonianze, Sofia Centioni ha cercato di capire cosa significa perdere una casa quando si è donna e quali sono le sfide nel ricostruire una vita. “Ho perso tutto per star vicino a mio figlio in difficoltà” è il titolo di un reportage che racconta una storia reale, ma troppo spesso dimenticata.
La povertà femminile non è solo un problema individuale, ma una realtà strutturale.
Le donne che vivono in condizioni di marginalità spesso non ricevono l’aiuto necessario, né vengono visibilmente rappresentate nei media. L’esperienza di chi opera sul territorio mostra come le difficoltà siano molteplici e spesso non risolvibili con semplici interventi. L’obiettivo è dare visibilità a un fenomeno troppo spesso invisibile, per capire meglio le sue radici e trovare soluzioni concrete.
La strage di Bologna: 46 anni dopo, interrogativi non risolti
Il 2 agosto 2026 ricorre il 46° anniversario della bomba alla stazione di Bologna, un evento che ha segnato la storia della Repubblica. Dopo anni di processi e indagini, molti mandanti e esecutori sono stati identificati, ma restano ancora interrogativi che attraversano quel periodo. Alberto Pedrielli ha ripercorso il filo che lega magistrati come Mario Amato e Giovanni Falcone alle sentenze sulla strage, proponendo una riflessione che guarda oltre gli anni di piombo e cerca di interrogarsi su alcune delle pagine più oscure della storia italiana. La memoria di quei giorni è ancora viva, ma non sempre chiara. L’analisi di un caso come quello del giovane ferrarese mostra come le linee guida siano state sviluppate proprio a partire da esperienze simili, ma non sempre applicate in modo coerente. L’obiettivo è ricordare, ma anche comprendere, per evitare che passati simili si ripetano. Dopo la morte di Fakir Abdelrahim, Francesco Maria Caruso, il giudice che seguì il caso Aldrovandi, ha espresso il suo punto di vista dopo aver visionato i video dell’intervento di polizia. Secondo lui, quelle immagini mostrerebbero comportamenti incompatibili con le linee guida sviluppate negli ultimi anni. L’intervista a cura di Erika Bertossi offre un’analisi dettagliata e un’interpretazione che va oltre le semplici dichiarazioni.
Le immagini dell’intervento di polizia sollevano nuove domande su comportamenti incompatibili con le linee guida.
La cronaca non si ferma qui. Dalla marginalità femminile alla strage di Bologna, passando per la salute mentale e le nuove infrastrutture, il giornalismo cerca di dare voce a storie che meritano di essere ascoltate.
