Il sistema Italia affronta una crisi economica tra petrolio, inflazione e tassi d’interesse

L’Italia si trova in una situazione di tensione economica con aumento del petrolio, inflazione e tassi d’interesse, complicando la manovra finanziaria per il 2027.

L’Italia si trova in una situazione di tensione crescente, con il prezzo del petrolio in rialzo da mesi, l’inflazione ai massimi da tre anni e i tassi d’interesse che hanno ripreso a crescere. L’autunno si annuncia più cupo che mai, e il sistema Italia, che già marcia ai minimi, rischia di rallentare ancora. La situazione, pur non essendo ancora la tempesta perfetta, preoccupa il governo, che si prepara ad affrontare le prossime settimane con la manovra finanziaria per il 2027.

Un quadro economico in difficoltà

Il quadro economico italiano si presenta in una situazione di incertezza, con dati allarmanti che si accumulano. Il costo della vita, in agosto, è aumentato del 3,3 per cento rispetto a un anno prima, secondo quanto comunicato dall’Istat. Un dato che si aggiunge a quello del Pil italiano, in rialzo solo dello 0,2 per cento nel secondo trimestre dell’anno. L’obiettivo minimo di una crescita dell’1 per cento nel 2026 sembra sempre più lontano, e il governo dovrà fare un bello sprint finale per raggiungerlo.

La pressione dei tassi d’interesse si fa sentire anche sui conti pubblici. Alla vigilia del probabile aumento dei tassi da parte della Fed, il titolo decennale di Washington oscilla intorno la soglia del 5 per cento, dopo averla superata lunedì per la prima volta dal 2007. I tassi europei seguono la stessa tendenza, con i Btp italiani che hanno toccato quota 4,47 per cento. L’aumento dei tassi non può non farsi sentire sulla spesa per interessi, complicando la vita al ministro Giorgetti.

Le conseguenze sul mercato e sull’economia reale

La tensione sul fronte delle materie prime non può che continuare a contagiare anche i mercati finanziari, dai listini azionari ai bond. Da Wall Street all’Europa, ieri gli indici di Borsa hanno fatto segnare nuovi ribassi dopo quelli di lunedì. A Milano il Ftse Mib ha perso lo 0,14 per cento, aggiungendosi al meno 1,68 per cento di lunedì. Le nubi più nere all’orizzonte sono quelle sui mercati del reddito fisso, con l’ascesa dei rendimenti dei bond.

La guerra in Ucraina e in Medio Oriente ha provocato un crollo della produzione di petrolio e gas, senza precedenti su scala mondiale. L’Arabia Saudita, da ultimo per l’attacco degli Houthi sullo oleodotto East-West, ha estratto solo 6,2 milioni di barili al giorno, mai così pochi dall’agosto del 1990. La Russia, secondo produttore mondiale, è in grave difficoltà per via delle incursioni ucraine su raffinerie e impianti di stoccaggio. Nonostante la situazione, il ministro Giorgetti, a fine agosto, aveva speso ottimismo vantando i risultati dell’azione di governo sul fronte del debito. Tuttavia, il carico di cattive notizie di settembre ha reso più complessa la manovra finanziaria per il 2027. Il governo si appresta a varare per decreto la quinta proroga del taglio delle accise sul diesel, un provvedimento tampone che rischia di diventare insufficiente, visto l’andamento del mercato.

La situazione si complica ulteriormente con la ripresa degli acquisti di oro nero e gas da parte della Cina, dopo che Pechino aveva ridotto significativamente l’acquisto di materie prime in passato.

Il prezzo del petrolio, che lunedì ha sfiorato i 110 dollari al barile, rimane al di sopra del livello della primavera del 2022.