Il sindaco di Vigonovo: «Le donne che potevano essere salvate»
Il sindaco di Vigonovo Luca Martello parla dei femminicidi e del sistema di protezione.

Il sindaco di Vigonovo, Luca Martello, ha parlato dei femminicidi che hanno colpito il comune negli ultimi anni, mettendo in luce il tema della violenza di genere e la complessità del sistema di protezione. Dopo i decessi di Giulia Cecchettin, Giada Zanola e Tania Terrin, il primo cittadino ha sottolineato come le donne che potevano essere salvate siano state vittime di un sistema che, pur se in parte funzionante, non è in grado di garantire una protezione efficace. «Siamo un Comune segnato irreparabilmente da queste morti che si sarebbero potuto evitare», ha detto Martello, sottolineando l’impatto emotivo e sociale di questi episodi.
Un sistema fragile e complesso
Il sindaco ha spiegato che il sistema che si occupa dei codici rossi, ovvero delle segnalazioni di rischio per donne in situazioni di violenza, è estremamente complesso e coinvolge diversi settori: sanità, giustizia, sicurezza e assistenza sociale. «La filiera ad oggi è troppo fragile: ci sono poco personale e poche risorse», ha sottolineato. Anche i centri antiviolenza, sostenuti economicamente dai Comuni, non sono sufficienti a garantire una protezione adeguata. «Servono investimenti e decisioni che devono arrivare dai più alti livelli istituzionali», ha aggiunto.
Non si può attribuire la colpa a un singolo soggetto, ma la falla sta nel sistema stesso. «Non c’è una colpa da attribuire singolarmente a qualcuno degli ingranaggi che compongono la macchina; la falla sta in come è pensato e organizzato il sistema stesso», ha detto. I carabinieri, i servizi sociali, il Tribunale per le scelte e il Centro di salute mentale non hanno colpe, ma il sistema non è in grado di garantire una protezione continua e efficace. «Il lavoro svolto da tutti i soggetti coinvolti è encomiabile, ma serve una regia più efficace alla base», ha sottolineato.
La salute mentale e la prevenzione
Il sindaco ha anche parlato del caso di Dino, un uomo che aveva denunciato più volte per maltrattamenti, ma che aveva ucciso Tania una settimana dopo essere stato ricoverato in Psichiatria. «Forse se ci fosse stata più attenzione nei confronti della sua salute mentale, le cose sarebbero andate diversamente», ha detto. Anche Filippo Turetta, un altro caso, aveva provato a rivolgersi a un sportello di supporto psicologico, ma non è stato sufficiente. «Costruire un percorso serio con un potenziale femminicida è molto complicato perché è necessaria anche la disponibilità dell’aggressore a farsi seguire», ha aggiunto.
Il sistema non è in grado di garantire una protezione continua, e la mancanza di risorse e di una regia efficace ne limita le capacità. «Ad oggi è un sistema tenuto insieme con chiodi troppo fragili: sono troppe le componenti che possono portare alla dispersione della persona lungo il percorso», ha sottolineato. La Semenzato sostiene che in determinati casi queste persone dovrebbero finire in carcere, ma il sindaco ha chiarito che non possiamo pensare di sostituire i manicomi con le carceri, dove un vero percorso di cura psicologica diventa estremamente difficile.
Il sindaco ha riconosciuto che i Comuni, purtroppo, non hanno molti strumenti concreti per intervenire. «Come sindaci, però, c’è davvero molto poco che possiamo fare concretamente», ha detto. Tuttavia, il Comune di Vigonovo sta lavorando con le scuole e con i ragazzi, promuovendo progetti di sensibilizzazione e prevenzione. «Siamo d’accordo con Gino Cecchettin quando dice che bisogna partire dalla prevenzione nelle scuole e cercare di intercettare i problemi il prima possibile», ha sottolineato. Martello ha anche espresso solidarietà alla madre di Tania, con la quale si è scritto e ha lasciato i propri recapiti. «Di certo la incontrerò presto», ha detto.
Il rischio era evidente, ma lo Stato non è riuscito ad agire. «In cuor mio, penso che di fronte a una situazione nella quale il rischio era così evidente, lo Stato avrebbe dovuto riuscire ad agire», ha concluso il sindaco, mettendo in luce l’urgenza di un sistema più efficace e una maggiore attenzione alle donne in situazioni di rischio.
