Strage di Erba, la Cassazione respinge la revisione: prove solide e minuziosi riscontri
La Cassazione ha respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, sottolineando la solidità delle prove e la mancanza di elementi validi.

La Cassazione ha respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, che causò quattro morti, tra cui un bambino di due anni. Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo in via definitiva, avevano presentato una richiesta di revisione del processo, ma i giudici della Quinta sezione penale hanno ritenuto non fondati i motivi avanzati. La decisione, resa nota il 13 maggio 2025, conferma l’ergastolo per i due imputati e sottolinea la solidità delle prove già in possesso del processo.
Prove solide e minuziosi riscontri
Secondo le motivazioni della Cassazione, la base di raffronto rispetto alle prove nuove è costituita da un tessuto logico-giuridico di notevole solidità. I giudici hanno sottolineato che le principali prove acquisite, come la confessione dei due imputati, l’ammissione di colpa in appunti manoscritti e in scritti diretti a terzi, la deposizione dibattimentale dell’unico testimone oculare Mario Frigerio, e la presenza di traccia ematica riconducibile a Valeria Cherubini sull’auto di Romano, sono di grande consistenza. Inoltre, la Corte ha evidenziato la presenza di innumerevoli e minuziosi elementi di riscontro, che confermano la validità delle prove esistenti.
La sentenza definitiva ha appurato che Mario Frigerio aveva riconosciuto immediatamente Olindo Romano, mentre usciva da casa Castagna, e che non aveva rivelato questa conoscenza subito agli inquirenti, ai figli o ad altri che lo sollecitavano, perché voleva capire l’accaduto. La Corte ha ritenuto che questa testimonianza non possa essere contestata, e che non esistano elementi nuovi che possano modificare la valutazione già effettuata.
Un giallo durato 18 anni
La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha segnato la vita di quattro persone, tra cui un bambino di due anni. Il processo, che ha visto Olindo Romano e Rosa Bazzi condannati all’ergastolo, ha seguito un percorso lungo 18 anni, con numerose richieste di revisione. I coniugi, che avevano sempre sostenuto la loro innocenza, hanno cercato di presentare nuovi elementi di prova, ma la Cassazione ha ritenuto che non siano sufficienti a modificare la sentenza.
La Corte ha chiarito che i nuovi elementi proposti non sono sufficienti a modificare la struttura argomentativa e probatoria già esistente, e che molti di essi sono del tutto sforniti di idoneità dimostrativa. La Cassazione ha ritenuto che la Corte di appello di Brescia non si sia sottratta al compito di effettuare una comparazione globale tra elementi vecchi e nuovi, e che la motivazione sulla inammissibilità delle richieste sia esaustiva e immune da errori logici.
La decisione finale conferma l’ergastolo per i due imputati e chiude un caso che ha suscitato molte discussioni e dibattiti nel corso degli anni. La Cassazione ha sottolineato che la richiesta di revisione non presenta elementi validi per modificare la sentenza, e che le prove esistenti sono sufficienti a sostenere la condanna definitiva.
