Il tetto agli stranieri a scuola suscita opposizione e preoccupazioni
Dirigenti scolastici e sindacati si oppongono al tetto degli stranieri a scuola, preoccupati per le conseguenze.
Il governo ha introdotto un tetto agli stranieri a scuola, ma già si sente l’opposizione di dirigenti scolastici, sindacati e amministratori locali. Il provvedimento, che impone un limite al numero di alunni stranieri nelle classi, ha suscitato reazioni forti e preoccupazioni, con alcuni che parlano di boicottaggio e di rischi per l’organizzazione scolastica. I dirigenti scolastici, in particolare, si dicono contrari, mentre le associazioni di categoria e i sindacati esprimono preoccupazione per le conseguenze del provvedimento.
Opposizione dei dirigenti scolastici
Nonostante il governo abbia introdotto il tetto agli stranieri a scuola, i dirigenti scolastici si dicono contrari al provvedimento. Secondo Paola Bortoletto, presidente dell’Andis, «la formazione delle classi non può essere una semplice operazione aritmetica, i numeri non raccontano la complessità». Allo stesso tempo, il presidente di Dirigentiscuola, Attilio Fratta, definisce il decreto «propagandistico e, in ultima analisi, irrealizzabile». Secondo lui, le misure di questo impatto non si adottano ad anno scolastico già avviato, e le variabili sono troppe.
Le reazioni dei sindacati
La Flc Cgil ha espresso «profondo dissenso e forte preoccupazione», ricordando che «il limite agli alunni stranieri nelle classi risulta una disposizione già in vigore da oltre un decennio». I sindacati condannano fermamente il tentativo di trasformare la scuola pubblica in un terreno di scontro ideologico e respingono ogni proposta che non si riconosca nei valori fondativi della Costituzione della Repubblica. Il segretario della Uil scuola, Giuseppe D’Aprile, ha definito il decreto «discriminatorio».
Nonostante le proteste, il governo ha già iniziato a mettere in atto il provvedimento. Il tetto degli stranieri a scuola è stato approvato e si prevede che possa causare problemi organizzativi e logistici. I dirigenti scolastici, in particolare, si dicono preoccupati per le conseguenze del provvedimento, che potrebbe portare a una chiusura di alcuni istituti. Alcuni sindaci, come Beppe Sala, hanno espresso preoccupazioni per le conseguenze del provvedimento, sostenendo che il governo sta facendo la guerra ai bambini. Il primo cittadino Beppe Sala ha espresso un giudizio «male, male, male» sul provvedimento, sostenendo che creerà problemi ai suoi colleghi di tutta Italia. Alcuni sindaci, come Franco Ianeselli, hanno sbriciolato il discorso, accusando il governo di fare la guerra ai bambini e di promuovere discriminazioni lisergiche. Altri, come il sindaco di Trento, hanno espresso preoccupazioni per le conseguenze del provvedimento, sostenendo che potrebbe portare a una chiusura di alcuni istituti.
La formazione delle classi non può essere una semplice operazione aritmetica, ha sottolineato Paola Bortoletto, presidente dell’Andis. Secondo lei, i numeri non raccontano la complessità. Allo stesso tempo, il presidente di Dirigentiscuola, Attilio Fratta, ha definito il decreto «propagandistico e, in ultima analisi, irrealizzabile». Secondo lui, le misure di questo impatto non si adottano ad anno scolastico già avviato, e le variabili sono troppe.
